Ottocento chilometri, ventitré giorni, dal 3 al 25 agosto 2019. Cammino Francese, da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago de Compostela, a piedi, senza saltare un metro.
Questa non è una tabella di marcia da copiare. È l'elenco esatto di quello che ho fatto io, tappa per tappa, con i chilometri veri, che non sono quelli delle guide, perché le guide spezzano in due le giornate che io ho fatto intere.
Una premessa onesta: ventitré giorni sono tanti chilometri al giorno. Se stai cercando conferma che si può fare, sì, si può. Se stai cercando qualcuno che ti dica che è il modo giusto di farlo, ho scritto un altro articolo: quello su quanti giorni servono davvero, dove ti spiego perché farei diverso.
Come ho ricostruito queste tappe (e perché puoi fidarti dei numeri)
Ho ricostruito ogni giornata sette anni dopo, incrociando due cose: i timbri della credenziale e l'ora esatta di 1.011 fotografie.
Ed è qui il primo consiglio pratico che non trovi sulle guide. La credenziale è la fonte più affidabile che hai: ogni timbro porta il nome del posto e la data, e li scrive qualcuno che sta lì. Ma i timbri li compila una persona, e le persone sbagliano: quello di Puente la Reina porta scritto 4 agosto invece di 6. Me ne sono accorto solo perché le foto di quel giorno dicevano un'altra cosa.
Quindi: timbra, ma fotografa anche. La credenziale ti dà il nome del posto, le foto ti danno la data vera. Da sole nessuna delle due basta. A meno che tu non tenga un diario giornaliero, e te lo consiglio. Tra vent'anni ti servirà.
Un'ultima verifica prima di partire: sommando i chilometri di tutte e ventitré le tappe vengono 796 km, contro i circa 790 ufficiali del Francese. I conti tornano.
Le 23 tappe, una per una
Tappa 1: Saint-Jean-Pied-de-Port → Roncisvalle · 25 km
3 agosto. La tappa più dura del Cammino piazzata al giorno uno: venticinque chilometri e 1.250 metri di dislivello, fino ai 1.430 del Colle di Lepoeder. A un certo punto della salita eravamo sopra le nuvole, con le valli coperte sotto e le cime fuori.
Stavo camminando con gente conosciuta il giorno prima in aeroporto e su un taxi condiviso. Una di quelle persone era Viviana. A questa tappa ho dedicato un articolo intero, perché per me resta la più bella di tutte.
Tappa 2: Roncisvalle → Zubiri · 22 km
4 agosto. Timbro dell'albergue El Palo de Avellano. Sulla carta è una tappa di scarico dopo i Pirenei, con la discesa lunga nel bosco che ti ricorda che le ginocchia esistono.
Ma quello che ricordo di questo giorno non è il sentiero: è la sera. La sbronza e la cena con il gruppo, il momento preciso in cui gli sconosciuti smettono di essere sconosciuti. Se ti stai chiedendo se si può partire da soli: è questa la risposta, ed è la seconda sera.
Tappa 3: Zubiri → Pamplona · 22 km
5 agosto. Albergue municipale Jesús y María, in pieno centro. La prima città vera, e la prima doccia in cui pensi a qualcosa che non siano i piedi.
Fuori dall'albergue un cartello diceva Santiago 790. Ne avevamo fatti settanta. La sera siamo saliti sui bastioni al tramonto, con la città sotto e il Cammino che ricominciava l'indomani.
Tappa 4: Pamplona → Puente la Reina · 24 km
6 agosto. Timbro dell'Asador El Tremendo a Cizur Menor la mattina, e la sera il Refugio de los PP. Reparadores. È il timbro con la data sbagliata di cui ti parlavo sopra.
In mezzo c'è l'Alto del Perdón, il crinale con le sagome di ferro dei pellegrini controvento. A Puente la Reina, incastonata nel selciato, c'è una conchiglia di bronzo.
Tappa 5: Puente la Reina → Los Arcos · 43 km
7 agosto. Dodici ore esatte: usciti che i lampioni erano ancora accesi, arrivati che il sole se ne andava. È la tappa che tutte le guide spezzano in due, e a metà giornata capisci perché.
A mezzogiorno eravamo sotto la scalinata di San Pedro de la Rúa a Estella. Non sono salito però: quando hai altri venti chilometri davanti, i gradini che non sei obbligato a fare diventano una decisione. Due chilometri dopo c'è la fontana del vino di Irache: vino gratis da un rubinetto nel muro. È tradizione bere un goccetto.
Il pomeriggio è stato il conto: dopo Villamayor de Monjardín ci sono dodici chilometri senza un paese, senza un bar, senza un albero. In albergue, su un muro, un palo diceva Santiago 640 km.
Tappa 6: Los Arcos → Logroño · 29,5 km
8 agosto. Questo è uno dei quattro numeri certi di tutto l'articolo: l'ho letto su un palo la sera prima.
Dopo i quarantatré del giorno prima, ventinove sembravano una mezza giornata, ed è la prima volta che ho capito che il corpo si stava riprogrammando. Alle due eravamo già stesi sul pavimento dell'albergue.
E il resto della giornata è la cosa che nessuna guida racconta: una birra alle quattro e mezza, la cattedrale alle sei, e a mezzanotte una sala grande con i materassi per terra e quindici persone che dormivano vestite. Arrivare presto non serve a vedere di più. Serve ad avere un pomeriggio.
Tappa 7: Logroño → Nájera · 29,6 km
9 agosto. Il Cammino attraversa la Rioja e la Rioja non fa niente per nascondersi: a Navarrete c'è una bottiglia di vino alta due metri dietro una recinzione, e accanto un cartellone che dice 576 km to Santiago.
Il giorno prima un palo di legno diceva 640. Nessuno dei due è sbagliato: sul Cammino ogni cartello ha il suo modo di contare, e prima o poi smetti di fidarti dei cartelli e cominci a fidarti delle gambe.
Arrivati all'una. C'era un sasso giallo in mezzo alla terra rossa con scritto a pennarello you are loved. La sera abbiamo cenato in undici, e di metà tavolo non sapevo ancora il nome.
Tappa 8: Nájera → Belorado · 43 km
10 agosto. Quarantatré di nuovo, e stavolta non è stata una sorpresa: era una decisione.
A mezzogiorno, nella chiesa di Santo Domingo de la Calzada, c'era una guida che parlava a voce alta a una folla. Ho fatto una foto da dietro le teste e non mi sono fermato. Quando cammini quaranta chilometri al giorno la cultura la attraversi, non la visiti. È il prezzo di questo ritmo, e va detto.
Di quel giorno ci sono solo sedici fotografie in tutto, il minimo di tutto il Cammino. Non perché non ci fosse niente da vedere: perché ogni tanto bisogna staccarsi anche dal telefono.
Tappa 9: Belorado → Agés · 28 km
11 agosto. Albergue municipale La Taberna de Agés: Agés, non Atapuerca, che è il paese due chilometri e mezzo prima.
I Montes de Oca sono la prima salita vera dopo i Pirenei, e non te la racconta nessuno perché sta in mezzo a una parte di Cammino che tutti liquidano come noiosa. Se ti stai preparando, tienila in conto.
Nel bosco, poco dopo, qualcuno aveva costruito un tepee con i rami secchi e se n'era andato. Sul Cammino trovi in continuazione cose fatte da persone, ricordi di chi è passato prima di te.
Tappe 10 e 11: Agés → Burgos → Castrojeriz · 58 km, di notte
12 e 13 agosto. Due tappe delle guide messe in fila senza dormirci in mezzo. È la cosa più stupida e più bella che ho fatto in ventitré giorni.
Siamo entrati a Burgos all'una del pomeriggio e abbiamo fatto i turisti veri: cattedrale, caffè, castello. Sembrava una giornata di riposo. Era il carico.
A mezzanotte siamo ripartiti. All'01:08 un mojón diceva 501 km. Alle 10:03 del mattino dopo un altro diceva 477,7. In mezzo ci sono ventitré chilometri fatti quasi senza vedere niente, e un'ora (l'una e cinquantanove) in cui eravamo tutti seduti nell'erba al buio, con le torce frontali puntate per terra, infreddoliti, senza parlare.
Alle sei e mezza ha cominciato a piovere e c'era chi camminava col poncho in mezzo al grano. Il castello di Castrojeriz è comparso all'una e quaranta del pomeriggio, in cima al suo cono di terra.
Cosa ti fa davvero non è la fatica: è che salti una notte e per due giorni il corpo non sa più che ore sono. Se lo rifarei? Sì. Lo consiglio? No. La differenza tra queste due risposte è tutto quello che ho da dire sul Cammino. La notte nella Meseta l'ho raccontata per esteso qui.
Tappa 12: Castrojeriz → Villalcázar de Sirga · 44 km
14 agosto. Partiti alle 5:23 con la luna ancora alta, il giorno dopo la notturna. Non avevamo imparato niente.
Poco dopo Boadilla del Camino c'era una balla di fieno quadrata in mezzo al campo. Ci siamo saliti sopra a turno con le braccia larghe e abbiamo scattato nove foto quasi identiche: è la sequenza più lunga di tutto il Cammino. Non c'era niente da vedere per chilometri.
A Frómista un palo indicava Santiago 424 km. La sera tagliavamo pomodori nella cucina dell'albergue in cinque, e non era una scena da guida di viaggio: era gente stanca che preparava e condivideva la cena insieme. Stupendo.
Tappa 13: Villalcázar de Sirga → Calzadilla de la Cueza · 23 km
15 agosto. Secondo numero certo, e la tappa più importante di tutto l'articolo.
Ventitré chilometri, dopo quarantatré, quarantaquattro e una notte in bianco. Quel giorno ho scritto in una storia: oggi solo 23 km, relax per recuperare, soprattutto recuperare. È l'unica volta in ventitré giorni che ho usato la parola recuperare. E a mezzogiorno e venti ero già in piscina. Ne avevo bisogno.
Questa tappa è la prova che il piano non ha funzionato. Nessuno fa 800 km in 23 giorni tenendo una media costante. Si fanno tre giorni da quaranta e poi un giorno da ventitré, perché il corpo presenta il conto quando decide lui. Chi ti vende la tabella di marcia perfetta non ha mai avuto la caviglia gonfia a metà meseta.
Tappa 14: Calzadilla de la Cueza → Reliegos · 47 km
16 agosto. Partiti alle 6:54. Un mojón alle 10:48 diceva 373,5 km, ed è l'unico dato certo che ho di questa giornata. In un certo senso è anche l'unica cosa che è successa.
Strada dritta, asfaltata, due file di alberelli identici ai lati, chilometri su chilometri identici.
Chi dice che la Meseta è noiosa ha ragione sui fatti e torto su tutto il resto: la noia non è vuota, è il momento in cui la mente è impegnata con te stesso, e la devi attraversare, proprio come questo tratto infinito.
Tappa 15: Reliegos → León · 37 km
17 agosto. Arrivati alle tre del pomeriggio, ed è stata la prima volta in due settimane che il Cammino è sembrato una vacanza.
Alle 16:37 la foto che riassume tutto il viaggio meglio di qualunque paesaggio: due bicchieri di sangria su un tavolino, e dietro le torri della cattedrale gotica.
Poi la Casa Botines di Gaudí, i portici, le vetrine, Viviana che si prova un paio di occhiali da sole rossi e ride. Nelle città funziona così: per mezza giornata sei un turista, e il corpo aspetta paziente che ti ricordi cosa sei.
Tappa 16: León → Astorga · 49 km
18 agosto. La tappa singola più lunga di tutto il Cammino dopo quella dell'arrivo. Partiti tardi, prima foto alle 9:11.
Alle 11:34 il cartello ha detto 298. Per due settimane il numero aveva avuto tre cifre grandi davanti, e all'improvviso ne aveva due.
Verso sera, in cima a un rialzo, c'è una croce di pietra su una piattaforma circolare: ci siamo saliti a turno con le braccia al cielo, quattordici foto in due minuti. Poco prima, su un palo, un cartello di legno scritto a pennarello: TRUST WITHIN YOURSELF. YOU CAN DO ANYTHING. BUEN CAMINO.
Tappa 17: Astorga → Cruz de Ferro → El Acebo · 42 km
19 agosto. La mattina ancora ad Astorga, davanti al palazzo di Gaudí, a fare i turisti per l'ultima volta. Poi il Cammino ha smesso di essere pianura.
I Montes de León sono brughiera, erica, pietra e vento, e sono la parte più bella di tutto il Francese. Non lo dice quasi nessuno perché arrivano dopo la meseta, quando tutti sono già stanchi di avere opinioni.
Alle 17:49 siamo arrivati alla Cruz de Ferro: un palo altissimo su una montagna di sassi che i pellegrini portano da casa da mille anni. Non c'era nessuno. Il cielo era grigio e basso.
Sui sassi c'è di tutto: fotografie, braccialetti, biglietti piegati, nomi scritti a pennarello. Ognuna di quelle cose l'ha portata qualcuno per centinaia di chilometri sapendo esattamente dove l'avrebbe lasciata. Un consiglio: non stare a leggerle. Quasi tutto quello che c'è lassù non riguarda te, e il modo giusto di stare alla Cruz de Ferro è posare la tua cosa e andare.
È stato il momento più emozionante di tutto il Cammino per me. Portavo con me una pietra con scritta una dedica per un mio caro amico. L'ho posata e ho pianto tantissimo.
Poi è cominciata la discesa, e la discesa dai Monti di León è quella che ti spacca le ginocchia. Siamo scesi otto chilometri oltre il valico, al buio, fino a El Acebo.
Tappa 18: El Acebo → Ponferrada → Pieros · 36 km
20 agosto. A 12:47 il castello dei Templari di Ponferrada, con le torri e i merli, e le auto parcheggiate davanti. Otto foto in sei minuti.
È il momento in cui il Cammino ti regala qualcosa: hai camminato tanto per arrivare lì, e ti trovi questo meraviglioso castello.
Il pomeriggio è il Bierzo, vigne fino all'orizzonte e colline basse, e non somiglia a niente di quello che c'era prima. Timbro alla parrocchia di Cacabelos e poi, un chilometro dopo, l'albergue El Serbal y la Luna a Pieros. Alle 8:20 eravamo a tavola in sette, e si era unito Oliver, che avrebbe camminato con noi fino a Santiago.
Tappa 19: Pieros → Villafranca → Alto do Poio · 38 km
21 agosto. La giornata più fotografata di tutto il Cammino: 108 scatti, il doppio di qualunque altra. È il giorno in cui il paesaggio cambia per l'ultima volta.
Si parte all'alba tra le vigne del Bierzo. A mezzogiorno la valle si stringe, all'una e mezza si cammina sull'asfalto in fondo a una gola, e alle 14:29 siamo tutti dentro un torrente con i piedi in acqua. Poi comincia la salita: La Faba, Cebreiro, scritto a vernice gialla direttamente sull'asfalto perché lassù i cartelli non bastano. Alle 16:41 un mojón dice 169 km.
E qui c'è la cosa che devi sapere, che è anche la ragione per cui questa tappa è così lunga. A O Cebreiro ci siamo arrivati alle sei e mezza di sera e non c'era posto. Un posto non lo puoi tenere da parte: gli albergue municipali non si prenotano. Quindi abbiamo tirato dritto: altre tre ore di cammino, con il buio addosso, su per la salita più ripida della Galizia, fino all'Alto do Poio, un valico a 1.335 metri con due edifici e la strada. Ci siamo arrivati alle nove e mezza, distrutti. C'eravamo solo noi e un gruppo di ragazzi che beveva fuori.
È la seconda volta in tre giorni: due sere prima ero sceso otto chilometri oltre la Cruz de Ferro, sempre al buio. Se il posto è pieno, non ci si ferma. Si tira dritto. È il vero prezzo di andare veloci ad agosto.
Tappa 20: Alto do Poio → Samos · 23 km
22 agosto. La tappa corta guadagnata la sera prima: ventitré chilometri invece dei trentuno che sarebbero stati partendo da O Cebreiro. È il senso di aver tirato dritto al buio.
La Galizia comincia sul serio qui, e la prima cosa che noti non è il verde: sono gli hórreos, i granai di pietra lunghi e stretti, tirati su da terra su pilastrini, uno per cortile.
Alle 15:39 facevamo il bucato per terra, seduti a gambe incrociate sul pavimento dell'albergue. Alle 18:37 Viviana era in piedi dentro un fiume con l'acqua alle caviglie. Dopo venti giorni di cammino l'acqua fredda è il rimedio contro le vesciche che ho imparato sui miei piedi. Il Cammino a questo punto non è più un viaggio, è una vita quotidiana, ed è il momento in cui smetti di contare i giorni e cominci a temere che finiscano.
Tappa 21: Samos → Sarria → Portomarín · 40 km
23 agosto. Questa è la tappa che cambia il Cammino, e non per il paesaggio. A Sarria comincia il Cammino di tutti gli altri.
Da lì in poi il sentiero si riempie: gente pulita, zaini nuovi, gruppi grandi. Sono quelli che partono da Sarria per fare i cento chilometri minimi e prendere la Compostela. È tutto legittimo, ma non è la stessa cosa. Ne ho parlato per esteso qui.
Terzo numero certo. A Ferreiros, sulla credenziale, ho un timbro con sopra scritto km 100,746: è il punto esatto in cui mancano cento chilometri, certificato da chi ci abita.
Tappa 22: Portomarín → Melide · 40 km
24 agosto. L'ultimo giorno normale. Quattordici fotografie in tutta la giornata, il minimo del Cammino insieme al 10 agosto, e stavolta so perché: nessuno di noi voleva ammettere che stava per finire.
Alle 16:32, su un cassonetto dell'immondizia, scritto con la bomboletta azzurra, c'era una parola sola: PERDÓNATE. Perdonati. Non so perché, ma ce l'ho ancora impresso in mente.
Tappa 23: Melide → Santiago de Compostela · 53 km
25 agosto. Quarto e ultimo numero certo (timbro di partenza e timbro di arrivo), e la seconda tappa più lunga di tutte. L'ultimo giorno non l'abbiamo spezzato.
Partenza alle 5:25: la prima foto è un mojón illuminato dalla frontale, con sopra scritto a pennarello GRACIAS. Alle 13:42 il bosco di eucalipti, che è la cosa più bella dell'ultimo tratto e che non racconta nessuno perché a quel punto tutti guardano solo il contachilometri.
Poi ci sono tre ore e mezza senza una sola fotografia, dalle 15:24 alle 19:04. Sono gli ultimi quindici chilometri. Non ho scattato niente perché non c'era più niente da guardare che non fosse la fine.
Alle 19:04 la prima foto di Santiago è un vicolo vuoto controluce. Non la cattedrale: un vicolo. Alle 19:18 la piazza. E alle 19:25 ci siamo semplicemente sdraiati per terra sul selciato della Praza do Obradoiro, accanto agli zaini, con tutti che passavano. Nessuno guarda la cattedrale.
La verità sull'arrivo: non è un giorno, sono due
Questa è la cosa che nessuno ti dice, e va detta esattamente così: dopo 800 chilometri a questo ritmo, il giorno dell'arrivo non è emozionante come te lo aspetteresti. È uno scarico.
Io ero talmente distrutto che faticavo a mettere a fuoco la cattedrale.
Il pianto, le foto con le braccia al cielo, la Compostela: arrivano anche il giorno dopo.
Il 26 mattina siamo saliti sulle scale della cattedrale con le braccia al cielo, all'una avevamo le Compostele in mano, e la sera eravamo di nuovo stesi sul selciato con i piedi nudi. Il primo giorno il corpo si spegne. Il secondo giorno capisci.
Se fai il Cammino, tieniti un giorno intero a Santiago dopo l'arrivo. Non è turismo: è la seconda metà dell'arrivo.
Il giorno dopo è la parte bella. Quella difficile arriva quando torni a casa.
Cosa rifarei e cosa no
Rifarei le tappe lunghe? Alcune sì. Ma tre giorni da quaranta di fila si pagano, e li ho pagati il quarto giorno con ventitré chilometri e la caviglia gonfia.
Rifarei la notturna Burgos-Castrojeriz? Sì, e continuo a non consigliarla.
Ventitré giorni sono il modo giusto? No. È il modo che avevo io, con le ferie che avevo io. Se puoi permetterti trenta giorni, prenditi trenta giorni.
Ad agosto rifarei? Sì, ma sapendo quello che ora so sui posti letto: il periodo cambia tutto, e ad agosto due volte ho dormito molto più avanti di dove volevo.
Rifarei con lo stesso zaino? No. Gli errori li ho elencati tutti qui.
E il conto finale
796 chilometri sommando le tappe, ventitré giorni di cammino più uno a Santiago, una media di circa 35 km al giorno.
Se vuoi sapere quanto mi è costato, perché l'ho fatto o cosa mi ha lasciato, ho scritto tutto. E se il Francese non è il tuo primo cammino, il mio primo è stato la Via di San Francesco.
Buen Camino, e ricordati di fotografare.