La prima tappa del Cammino di Santiago: da Saint-Jean a Roncisvalle (per me la più bella)

Pellegrino sopra il mare di nuvole sui Pirenei tra Saint-Jean e Roncisvalle

Se mi chiedi qual è la tappa più bella di tutto il Cammino Francese, non ho bisogno di pensarci: la prima. Da Saint-Jean-Pied-de-Port a Roncisvalle, attraverso i Pirenei.

Te la do subito in numeri, perché è anche la più impegnativa: circa 25 chilometri con 1.250 metri di dislivello, fino ai 1.430 metri del Colle di Lepoeder. La tappa più dura del Francese, piazzata al giorno uno, quando sei meno allenato. E nonostante questo (anzi, forse proprio per questo) è quella che ti resta dentro più di tutte. Ti racconto com'è stata la mia: è la prima di ventitré tappe che ho raccontato una per una, con i chilometri veri.

La vigilia: Saint-Jean e il primo timbro

Saint-Jean-Pied-de-Port è un bel paesello di montagna, piccolo, con un'atmosfera speciale: è il paese dove tutti stanno per partire. Io ci sono arrivato in taxi condiviso con le prime persone conosciute in aeroporto: sconosciuti fino a poche ore prima, compagni di viaggio da subito. È il Cammino che comincia ancora prima di camminare.

Siamo andati tutti insieme all'ufficio del pellegrino a prendere le credenziali, e lì è arrivato il primo timbro. Un momento che non dimentichi: quel pezzo di carta vuoto che tra un mese sarà pieno di timbri, e il primo lo ricevi lì, insieme a gente appena conosciuta che sta per fare la tua stessa strada. Ero sereno, felice, senza nessuna paura. La sera abbiamo cenato insieme e ci siamo messi d'accordo: si parte domattina.

La salita: lunga, ma più dolce di quanto temi

Il giorno dopo, si sale. E ti dico subito la cosa che nessuno mi aveva detto e che ti tolgo come paura: la salita è lunga, ma non è cattiva.

Il tratto più ripido è paradossalmente il primo, subito fuori dal paese, sull'asfalto: quello sì che picchia. Poi si comincia a camminare tra le montagne e la salita si fa più dolce: lunga, lunghissima, ma dolce. Il dislivello è spalmato sui chilometri: non ci sono muri, non ci sono passaggi tecnici, si sale e basta, con calma, per ore.

Questo non vuol dire che sia facile: noi, non allenati, abbiamo fatto molta fatica. Non ricordo nemmeno quante ore ci abbiamo messo: tante. Ma è una fatica pulita, da passo dopo passo, non da impresa alpinistica. Se ti stai chiedendo se ce la puoi fare senza allenamento: ce l'ho fatta io, ce l'ha fatta chi era con me, e ce la fai anche tu. Solo, parti presto la mattina: la tappa è lunga e il tempo ti serve tutto.

Sopra le nuvole, e un confine attraversato a piedi

E poi, mentre sali, succede: ti giri e i paesaggi sono meravigliosi. Quel giorno era una bella giornata e a un certo punto eravamo sopra le nuvole, le valli coperte sotto di noi, le cime fuori, e noi che camminavamo lassù in mezzo, un gruppo di sconosciuti diventati compagni nel giro di un giorno.

A un certo punto trovi il cartello: stai passando il confine. Francia dietro, Spagna davanti, e tu ci sei arrivato a piedi. Scavalcare i Pirenei e attraversare una frontiera camminando, il primo giorno, in compagnia di gente che ieri non conoscevi: è una sensazione che non si spiega. È lì che capisci in che razza di viaggio ti sei infilato.

Il gruppo: nasce lì, e ti accompagna

Ne ho già scritto parlando di chi parte da solo: il gruppo del Cammino si forma all'inizio, ed è uno dei motivi per cui partire da Saint-Jean vale tutto. In quella prima tappa le persone conosciute erano tante (tra cui Viviana) e si era formato un grande gruppo.

Ti dico anche come va a finire, perché è la vita vera del Cammino: quel gruppo grande si è spaccato verso la quarta o quinta tappa. Chi era più allenato è andato avanti, altri sono rimasti indietro. Ma il bello è che il Cammino rimescola: con alcuni ci si è ribeccati più avanti, e si sono fatte altre tappe o pezzi di tappa insieme. Il gruppo del primo giorno non è una compagnia fissa: è una rete che si allarga e si restringe lungo 800 chilometri. Ma nasce lì, su quella salita.

L'arrivo a Roncisvalle (e il consiglio sul letto)

Roncisvalle è bellissima e immensa: una distesa di letti a castello che sembra infinita. Arrivarci distrutti dopo la tappa più dura del Cammino, e trovarsi in quel dormitorio enorme pieno di pellegrini al primo giorno come te, è un'esperienza a sé.

Due cose da sapere, imparate quella sera. La prima, pratica: cerca di prendere un posto in basso. In certi albergue i letti a castello non hanno nemmeno la scaletta, e quando sei distrutto, e per giunta basso come me, arrampicarsi al piano di sopra è una faticaccia che a fine tappa non meriti.

La seconda: i posti finiscono. Io e Viviana siamo riusciti a prendere gli ultimi letti. Chi è arrivato dopo di noi si è dovuto far portare in macchina in un altro posto, perché Roncisvalle è così: un monastero in mezzo ai Pirenei, e se i letti finiscono lì intorno non c'è molta alternativa. Non è come nelle tappe di pianura, dove ci sono molte più strutture per l'accoglienza. E ricordo due ragazze che si sono rifiutate: non volevano salire in macchina, si sono impuntate per dormire a terra pur di non spezzare il cammino, e così hanno fatto. Ti dico la verità: anch'io avrei fatto così. Ma la morale pratica resta quella: parti presto e arriva con margine, perché al primo giorno, in alta stagione, i letti vanno via, e lì un piano B a portata di piedi non ce l'hai.

È anche l'unico punto del Cammino, insieme a Saint-Jean, dove ti dico di prenotare: qui ti spiego perché qui sì e in tutto il resto no.

E non finisce con la prima tappa: ad agosto mi è successo due volte di trovare tutto pieno, e una di quelle volte ho camminato tre ore in più al buio per trovare un letto.

Perché è la più bella

Me lo chiedono e la risposta è semplice: perché ha tutto. I paesaggi più belli del Cammino, un confine attraversato a piedi, e quella cosa che non tornerà più: la magia del primo giorno. La prima vera tappa del Francese è una cosa indescrivibile: tutto è nuovo, tutto è possibile, le gambe sono fresche e la testa è piena di domande. Le tappe dopo saranno bellissime in altri modi, ma quella sensazione ce l'ha solo la prima.

Ed è per questo che, se hai poco tempo, ti ho già detto come la penso: non partire da Sarria per "arrivare a Santiago". Parti dall'inizio. Questa tappa è il motivo.

I consigli pratici, in breve

Parti presto. La tappa è lunga e da non allenato ti serve tutto il giorno. E i letti a Roncisvalle finiscono.

Acqua: riempi a ogni fontana. La salita è lunga e in quota i punti acqua non sono tanti. Il resto di quello che serve nello zaino te l'ho già raccontato.

Occhio alla discesa finale verso Roncisvalle: è ripida, e a fine tappa le gambe non rispondono più. Con le scarpe giuste e un po' di attenzione, si fa. È anche il tratto dove nascono le prime vesciche.

D'inverno questa via è chiusa: la Route Napoléon è vietata dal 1° novembre al 31 marzo. Te ne ho parlato nell'articolo sul periodo. Si passa da Valcarlos, ma i panorami sono un'altra cosa.

A Roncisvalle: letto in basso, se ci riesci. Mi ringrazierai.

Buen Camino, e goditela: la prima tappa si fa una volta sola.