Bisogna prenotare gli albergue sul Cammino di Santiago?

Cena di gruppo in un albergue sul Cammino di Santiago: una tavolata di pellegrini che si sono conosciuti quel giorno

Ti do subito la mia risposta, poi ti spiego perché.

No, non prenotare. Al massimo prenota la prima notte a Saint-Jean-Pied-de-Port, e gli ultimi cento chilometri da Sarria in poi se proprio non te la senti. Io avevo prenotato solo la prima notte a Saint-Jean, e basta. Tutto il resto in mezzo, che poi è il novanta per cento del Cammino, lasciatelo aperto.

So che è il contrario di quello che ti dice l'istinto. Prenotare ti toglie una preoccupazione, ed è vero: sai dove dormi, sai quanto spendi, non arrivi a sera con quel piccolo nodo allo stomaco. Ma quello che nessuno ti dice è il prezzo che paghi in cambio.

Cosa perdi davvero prenotando

Prenotando ti togli una preoccupazione e ti perdi il novanta per cento di mille cose che possono succederti.

Perché nel momento in cui hai un letto prenotato a trenta chilometri di distanza, la tua giornata non è più una giornata di cammino: è un trasferimento. Non puoi fermarti mezz'ora in più in quel bar dove hai attaccato bottone con qualcuno. Non puoi decidere alle due del pomeriggio che ti senti bene e che oggi tiri fino al paese dopo. Non puoi fermarti prima perché il posto ti è piaciuto. Hai un orario e una destinazione, e tutto quello che sta in mezzo diventa strada da smaltire.

Io ho camminato senza prenotare mai, esclusa la prima notte, e col senno di poi avrei potuto benissimo non prenotare nemmeno quella. Tutto quello che mi è rimasto di quel viaggio è nato esattamente lì, negli spazi vuoti che avevo lasciato.

Le persone, prima di tutto. Ho avuto sempre la libertà di stare o non stare con chi incontravo. Viviana non aveva prenotato, e non saremmo mai arrivati insieme a Santiago in ventitré giorni se ci fossero state di mezzo delle prenotazioni. Oliver l'ho conosciuto a Pieros ed è arrivato con noi fino alla fine. E molti altri ancora. Nessuno di quegli incontri sarebbe successo se avessi avuto un letto da raggiungere per forza, perché ogni volta ho cambiato programma per stare con qualcuno. Se stai partendo da solo e questa è la cosa che ti preoccupa, qui ti racconto come funziona davvero.

Le sere, poi. Le cene preparate insieme a gente stanca che manco si conosceva. Quelle cose non si prenotano, capitano solo se arrivi in un posto senza sapere prima chi ci troverai.

Cena condivisa tra pellegrini seduti per terra a Zubiri, sul Cammino Francese

Zubiri, seconda tappa. Nessuno di noi si conosceva la mattina.

E le sorprese brutte?

Capitano anche quelle, e non ti dico di no. Ma anche quelle, dopo, sono la parte che racconti.

La mia è stata a O Cebreiro. Ero arrivato al valico verso le sei e mezza di sera, dopo una giornata già lunga, e non c'era un posto libero. Non uno. Ho dovuto rimettermi lo zaino in spalla e proseguire, e ho camminato altre tre ore, quasi tutte al buio, fino all'Alto do Poio, milletrecentotrentacinque metri. Sono arrivato alle nove e mezza di sera. Ho trovato un letto a sei euro e ho cenato al bar poco prima che chiudesse.

Quel giorno è stata veramente dura, sia fisicamente sia psicologicamente. Oggi è la sera che mi ricordo meglio di tutte e ventitré le tappe.

Il punto non è che andare senza prenotazione sia comodo. Il punto è che il Cammino te lo ricordi per le volte in cui è andato storto qualcosa, non per le giornate in cui tutto è filato liscio.

Quando invece prenotare, e perché

Ci sono due punti dove ha senso farlo, e non per comodità.

Il primo è la prima notte a Saint-Jean, e possibilmente anche Roncisvalle. Non perché sia più affollato del resto, ma perché quel giorno arrivi da un viaggio, spesso di sera, con lo zaino nuovo e la testa altrove. È l'unico momento in cui non hai ancora nessuna elasticità: se non trovi posto non conosci nessuno, non sai come funziona niente, e ti giochi male la partenza. E la tappa del giorno dopo, l'attraversamento dei Pirenei, è la più dura di tutto il Francese. Meglio arrivarci riposati.

Il secondo sono gli ultimi cento chilometri, da Sarria a Santiago. Qui il motivo è diverso, ed è una questione di realismo. Da Sarria in poi il Cammino cambia: si riempie di gente che parte da lì per ottenere la Compostela in cinque giorni, molti si muovono in gruppo, quasi tutti prenotano tutto in anticipo e molti si fanno portare lo zaino da un corriere. Non li giudico, e ne ho scritto per esteso qui. Ti dico solo l'effetto pratico: gli albergue in quel tratto si esauriscono presto, e spesso sono già pieni prima ancora che tu ti alzi dal letto. Lì la libertà di improvvisare ce l'hai molto meno.

Tieni presente che quando si parla di prenotare si parla sempre dei privati: i pubblici, cioè quelli della rete della Xunta e i municipali, vanno per ordine di arrivo e non si possono prenotare in nessun modo. È una regola che ogni tanto qualcuno prova a far cambiare, e con l'Anno Santo del 2027 se ne riparlerà di sicuro: se dovesse succedere davvero, lo scrivo nelle notizie dal Cammino. Per adesso vale ancora l'ordine di arrivo. E i pubblici sono anche i più belli, oltre che i più economici: stanno spesso in edifici storici, sono pieni di pellegrini veri e hanno un'atmosfera che in un privato non trovi. Quindi negli ultimi cento chilometri o paghi un privato e ti togli il pensiero, o resti nei pubblici e l'unica prenotazione che hai è la sveglia presto.

Come si fa a non prenotare senza rischiare

Una regola sola: parti il più presto possibile, specialmente nei mesi affollati.

Chi arriva in paese all'una del pomeriggio trova posto sempre. Chi arriva alle sei di sera trova quello che è rimasto. Io partivo presto e arrivavo tardi, e prendevo quello che c'era. Ma oggi ho una storia da raccontare.

Non fissarti sul paese di arrivo. Le guide dividono il Cammino in tappe, ma quelle tappe non sono una legge: sono una proposta. Se il posto che avevi in mente è pieno, quasi sempre c'è qualcosa qualche chilometro prima, o dopo. E di solito sono proprio quelli i posti più belli e più particolari, quelli che stanno in mezzo alle tappe da guida.

E tieni sempre in conto che potrebbe andarti male. Non è un pensiero ansioso, è il contrario: sapere che al massimo camminerai due ore in più ti toglie l'ansia di doverci arrivare per forza. Sul costo di una notte in albergue non cambia comunque quasi niente.

Quindi?

Se stai partendo per la prima volta e l'idea di non sapere dove dormi ti tiene sveglio la notte, prenota pure. Nessuno ti toglierà il Cammino per questo, e vale più partire con una prenotazione che non partire.

Ma se puoi, prova a lasciarlo aperto almeno il tratto centrale. Perché la parte che ti cambia non è quella che hai programmato. È quella che ti succede.

Buen Camino.