Gli ultimi 100 km del Cammino di Santiago: da Sarria in poi cambia tutto

Gruppo di pellegrini attorno al mojón dei cento chilometri a Ferreiros, con la scritta Km. 100,000 sulla pietra

A Sarria ci sono arrivato in una mattina di agosto, di passaggio, con settecento chilometri nelle gambe. Sono passato davanti a una vetrina con l'espositore girevole dei souvenir piantato in mezzo al marciapiede, e nel giro di mezz'ora il Cammino non era più lo stesso.

Se stai pensando di fare solo gli ultimi cento chilometri ti do subito la mia risposta: sì, falli. Non sono un Cammino ridotto e non ti fanno un pellegrino di serie B. Ma sono diversi dal resto del Cammino, e conviene saperlo prima di partire, perché è lì che nascono quasi tutte le delusioni.

Non sono cento chilometri, sono centoquattordici

Questa è la prima cosa che nessuno ti dice chiaramente. Per avere la Compostela devi aver camminato almeno gli ultimi cento chilometri, e se partissi da un punto esattamente a cento non avresti nessun margine: una deviazione, un errore di percorso, un timbro mancato, e sei fuori. Sarria è il primo paese ragionevolmente attrezzato che sta oltre quella soglia. Quattordici chilometri di scorta.

E c'è una conseguenza pratica che sorprende tutti: il mojón dei cento chilometri, quello coperto di graffiti che tutti fotografano, non è a Sarria. Sta a Ferreiros, una tredicina di chilometri più avanti. Sulla mia credenziale il timbro di Ferreiros porta scritto km 100,746, e lo scrive chi ci abita. È stato spostato lì nel 2016, dopo che hanno rimisurato il percorso, e in zona ne trovi ancora uno vecchio che segna cento e rotti. Se ti fotografi davanti a quello sbagliato non cambia niente, ma adesso lo sai.

Due pellegrini ai lati del mojón dei cento chilometri a Ferreiros, sul Cammino di Santiago, con la campagna galiziana sullo sfondo

Il mojón di Ferreiros, quello vero: sotto i graffiti si legge Km. 100,000. Il timbro sulla credenziale, preso poco prima, diceva 100,746.

In quanti giorni si fanno

Le guide li dividono in cinque tappe, e sono queste.

Sarria - Portomarín, poco più di venti chilometri.

Portomarín - Palas de Rei, venticinque.

Palas de Rei - Arzúa, ventinove, ed è la più lunga.

Arzúa - O Pedrouzo, diciannove.

O Pedrouzo - Santiago, venti.

Cinque giorni di cammino, quindi sei o sette di viaggio contando l'arrivo a Sarria e il giorno a Santiago. È il formato su cui è costruita metà dell'industria del Cammino, perché entra in una settimana di ferie.

Si può fare in quattro accorpando le prime due, e si può fare in sette spezzando la terza. Se hai i giorni, spezzala: ventinove chilometri sono tanti per chiunque, e sono tantissimi al terzo giorno per una persona che non camminava da mesi. Su quanti chilometri al giorno regga davvero un corpo normale ho scritto un articolo intero, e la risposta breve è: molti più di quanti credi, ma non dal primo giorno. Se invece stai valutando il Cammino intero e non solo il finale, la domanda vera è un'altra e l'ho affrontata qui: quanti giorni servono per il Cammino di Santiago.

Ed è qui il punto centrale di tutto questo articolo: chi parte da Sarria parte freddo. Chi fa il Cammino intero comincia piano e ha ottocento chilometri per costruirsi il corpo. Io a Sarria ci sono arrivato al ventunesimo giorno consecutivo di cammino, e a quel punto il mio corpo era una macchina diversa. Tu hai cinque giorni, e la tappa più lunga è la terza.

I timbri: due al giorno, non uno

Per la Compostela servono due cose, la credenziale e i timbri, e valgono solo quelli a inchiostro: niente foto, niente app. La credenziale la compri a pochi euro in albergue, parrocchie e associazioni, e a Sarria la trovi ovunque. Come funziona l'ho spiegato qui.

La regola che riguarda proprio te: negli ultimi cento chilometri servono due timbri al giorno, non uno. Bar, albergue, chiese, farmacie, municipi, timbrano quasi tutti. Non è una formalità inventata per farti perdere tempo: serve a dimostrare che quel tratto l'hai camminato e non l'hai fatto in furgone. Prendi il secondo anche quando ti sembra ridondante, perché all'Oficina del Peregrino non discutono.

E una cosa che nessuno mi aveva detto: la credenziale timbrata è l'unico documento serio del tuo Cammino. Ha i nomi dei paesi e le date, e li scrive qualcuno che sta lì. Anni dopo, quando ho ricostruito le mie tappe, in più di un punto è stato un timbro a dirmi dove ero davvero. Fotografala pagina per pagina, la sera stessa.

Cosa cambia davvero da Sarria in poi

Cambia il sentiero, e si vede a occhio nudo nel giro di un chilometro. Zaini nuovi. Scarpe pulite. Gruppi grandi. Gente che ride forte e cammina in fila per tre. Trolley che qualcun altro porta avanti in furgone.

Adesso la parte onesta: è tutto legittimo, ma non è la stessa cosa.

Non è la stessa cosa perché sono due esperienze diverse, non perché una vale più dell'altra. Chi arriva a Sarria dopo settecento chilometri sta chiudendo qualcosa, chi parte da Sarria sta cominciando qualcosa, nello stesso posto e nello stesso pomeriggio, con la stessa polvere addosso. Ho visto persone alla prima ora del loro primo giorno guardarsi intorno con una faccia che riconoscevo benissimo, perché era la mia sui Pirenei tre settimane prima.

Quello che invece devi sapere per non restare deluso è che negli ultimi cento chilometri il Cammino è pieno. Gli albergue si riempiono presto, i bar hanno la coda, i mojones hanno la fila per la fotografia, e ad agosto è il triplo di tutto questo: il periodo che scegli cambia tutto. E se dormi nei pubblici non puoi prenotare, perché vanno per ordine di arrivo: l'unica prenotazione che hai è la sveglia presto.

Ed è questa la seconda cosa vera, quella che la folla non ti toglie. Quel pomeriggio ci siamo trovati in mezzo a una mandria di vacche sul sentiero, e poco prima c'era un castagno vecchio col tronco cavo, piegato in due. Il Cammino, lì, è anche la strada che le bestie usano per tornare a casa la sera. Quella è la Galizia, ed è ancora tutta lì.

I tre errori di chi parte da Sarria

Li ho visti tutti e tre, in un pomeriggio solo.

Le scarpe nuove. È l'errore più caro e il più diffuso: compri gli scarponi per l'occasione e li inauguri il primo giorno. Cento chilometri sono abbastanza per distruggerti i piedi e troppo pochi perché il piede si adatti. La mia posizione sulle scarpe è controcorrente e la spiego qui, ma il minimo è camminare almeno cento chilometri con quelle scarpe prima di partire.

Zero preparazione. Non serve diventare un atleta: serve molto meno di quanto pensi, ma serve. Cinque giorni non ti danno il tempo di costruirti strada facendo, e la terza tappa arriva quando il corpo non si è ancora abituato a niente.

Le vesciche sottovalutate. È il tratto dove esplodono più piedi di tutto il Francese, ed è ovvio: è pieno di gente al primo giorno. La vescica non si cura quando ce l'hai, si evita nelle prime due ore della mattina, e il metodo che ho imparato sui miei piedi è tutto qui dentro.

E aggiungo un quarto che non è un errore ma una tentazione: lo zaino troppo pesante. Cinque giorni sembrano pochi e ti fanno pensare che puoi portarti dietro il superfluo. È esattamente il contrario: cinque giorni bastano e avanzano per farti odiare ogni chilo di troppo. Cosa mettere dentro davvero.

Quanto costa

In albergue e mangiando come mangiano i pellegrini, il conto di una giornata non cambia rispetto al resto del Cammino: sono i giorni che sono meno. Cinque o sei giorni di spesa, più il viaggio per arrivare a Sarria e quello per tornare da Santiago, che spesso è la voce più grossa di tutte. I miei numeri veri, scontrini alla mano, stanno qui.

Allora vale la pena partire da Sarria?

Sì, e te l'ho detto all'inizio. Ma con una precisazione che secondo me conta.

Gli ultimi cento chilometri sono un pezzo bellissimo di Cammino: la Galizia è verde, i paesi sono di pietra e ardesia, i granai stanno su pilastrini, piove e smette dieci volte al giorno. E arrivare in Praza do Obradoiro fa lo stesso effetto a chiunque, che tu abbia camminato cento chilometri o ottocento. Su questo non ho dubbi, perché l'ho visto in faccia a gente che aveva camminato cinque giorni.

La precisazione è che il Cammino non è un percorso, è una durata. Le cose che mi hanno cambiato, e mi hanno cambiato, non sono successe in Galizia. Sono successe nel mezzo, dove non c'era niente, nelle giornate in cui camminavo per ore senza vedere un paese: nella Meseta. Quella roba lì ha bisogno di tempo per succedere, e cinque giorni non bastano.

E c'è un'altra cosa che nessuno ti dice, e secondo me è la più importante di tutte: facendo solo gli ultimi cento chilometri ti bruci l'arrivo. Se un domani vorrai farlo dall'inizio, la Praza do Obradoiro l'avrai già vista, la cattedrale pure, e la Compostela ce l'avrai già in un cassetto. Ci arriverai dopo ottocento chilometri e sarà un posto dove sei già stato. L'arrivo a Santiago si gioca una volta sola, e chi parte da Sarria se lo gioca lì.

Ma cinque giorni bastano per capire se vuoi tornare. Ed è questa la risposta vera: gli ultimi cento chilometri non sono un Cammino ridotto, sono un buon primo Cammino. Quasi tutti quelli che ho incontrato a Sarria e che poi ho ritrovato in piazza dicevano la stessa frase, con la stessa faccia: l'anno prossimo lo faccio tutto.

Qualcuno l'avrà fatto. E se lo farai tu, un giorno arriverai a Sarria dall'altra parte, di passaggio, con settecento chilometri nelle gambe, e ti fermerai davanti a quell'espositore di souvenir a chiederti chi è tutta questa gente.

Buen Camino.