Come ho imparato, a mie spese, cosa portare davvero su un cammino
Ricordo ancora il momento esatto in cui capii di aver sbagliato tutto.
Era il terzo giorno sulla Via di San Francesco. Stavamo salendo verso uno dei tratti più duri del percorso e io sentivo ogni singolo grammo dello zaino come se qualcuno avesse deciso di punirmi per qualcosa.
Non era un dolore normale. Era quella sensazione sorda e costante che non ti lascia mai: né mentre cammini, né quando ti fermi, né la sera quando finalmente ti siedi.
Quella sera, all'ostello, aprii lo zaino e cominciai a tirare fuori tutto. Un pile di riserva che non avevo mai indossato. Un secondo paio di scarpe portato per sicurezza. Una giacca impermeabile pesante presa all'ultimo momento perché "non si sa mai".
Erano chili di paura travestiti da oggetti utili.
Il problema non è lo zaino. Sei tu.
Quando prepari il tuo primo cammino, la testa ragiona in un certo modo: e se fa freddo? E se mi si rompe qualcosa? E se ho bisogno di...?
Ogni "e se" diventa un oggetto. Ogni oggetto diventa peso. E il peso, dopo trenta chilometri, diventa l'unica cosa a cui riesci a pensare.
Ho parlato con decine di pellegrini negli anni, e la storia è quasi sempre la stessa: il primo cammino si fa con troppo, il secondo con la metà, il terzo con ancora meno.
Il problema è che nessuno vuole fare errori costosi sulla propria schiena per impararlo.
Quello che serve davvero
Quello che ti scrivo qui non è una lista da copiare. È il risultato di due cammini e di molti errori, alcuni evitabili, altri no. E se parti da zero, mettilo in conto: l'attrezzatura è la spesa iniziale più grossa di tutto il Cammino.
Lo zaino. Tra i 30 e i 40 litri per i cammini classici. Deve avere spalline imbottite, cintura lombare e una protezione impermeabile. La regola aurea: non deve superare il 10% del tuo peso corporeo. Se pesi settanta chili, sette chili è il tetto. Tutto compreso.
Soprattutto: usalo prima di partire. Fai delle uscite con lo zaino carico. Le spalle ti ringrazieranno.
I vestiti. Meno di quanto pensi. Due cambi completi bastano nella quasi totalità dei cammini: lavi la sera, asciuga la notte. Un pile leggero, un k-way compatto, un cambio di biancheria. Fine.
Tutto quello che metti "nel caso" è peso che pagherai con gli interessi.
Le scarpe. Questo è il punto su cui non si scende a compromessi, e su quale tipo scegliere la mia risposta è controcorrente. Mai scarpe nuove. Mai. Le scarpe si rodano nelle settimane prima di partire, con uscite vere, su terreni simili a quelli che affronterai. Il piede si gonfia dopo ore di cammino, quindi la misura giusta è spesso un numero in più rispetto al solito. Una cosa che scopri solo provando, non leggendo.
La credenziale. Costa pochi euro e sembra una formalità burocratica. Non lo è. È il documento che ti fa entrare negli albergue, ma soprattutto è l'unica cosa che tra vent'anni ti dirà con esattezza dove sei stato e in che giorno: le mie 23 tappe le ho ricostruite proprio così, timbro per timbro, sette anni dopo. Fattela timbrare ovunque, anche dove non serve.
I piedi: il capitolo che tutti sottovalutano
Puoi fare tutto bene, zaino leggero, scarpe rodate, vestiti giusti, e ritrovarti comunque fermo a bordo strada a fissare una vescica con quella faccia.
Le vesciche sono il problema numero uno dei cammini lunghi. Non perché siano pericolose, ma perché condizionano ogni singolo passo e, se trascurate, possono trasformare un'esperienza bellissima in una sofferenza continua.
La prevenzione conta più della cura. I calzini tecnici senza cuciture, quelli veri e non quelli da running economici, fanno una differenza enorme. Così come la vaselina: spalmata sui piedi la mattina prima di infilare i calzini, riduce lo sfregamento in modo sorprendente. Semplice, economica, efficace.
Quando la vescica si forma comunque, e prima o poi succede, la risposta è agire subito, non aspettare. Un ago sterilizzato, una garza, un cerotto spessorato: il metodo esatto l'ho imparato sui miei piedi. Non tagliare mai la pelle: protegge la zona sottostante e se ne va da sola quando è pronta.
Nel mio zaino non manca mai: un piccolo disinfettante, garze sterili, cerotti misti e una crema anti-sfregamento. Occupano poco spazio e fanno la differenza tra continuare e fermarsi.
La lezione che nessuno ti dice prima
Quando tornai dalla Via di San Francesco, ero stanco. Ma era una stanchezza diversa da quella di tutti i giorni. Una stanchezza pulita, guadagnata passo dopo passo.
Prima di partire per Santiago, ventitré giorni di cammino, riaprii lo zaino e tolsi tutto. Poi rimisi solo quello che serviva davvero.
Pesava la metà. Ero pronto il doppio.
Con quello zaino ho fatto tutte e 23 le tappe fino a Santiago, comprese otto giornate oltre i quaranta chilometri e una notte intera senza dormire. Non ho mai rimpianto niente di quello che avevo lasciato a casa.
Il cammino ti insegna a distinguere quello di cui pensi di avere bisogno da quello di cui hai bisogno davvero. E non lo impari su un forum o su una lista. Lo impari camminando, con le spalle, con i piedi, con il corpo.
Io ci ho messo due cammini.
Spero che tu ci metta meno.