Il cammino che ha cambiato tutto, raccontato da chi l'ha percorso
Quando dico alle persone che il mio primo cammino non è stato Santiago, la reazione è sempre la stessa: un momento di sorpresa, poi curiosità.
La Via di San Francesco non ha la fama del Cammino spagnolo. Non trovi file di pellegrini con il poncho giallo, non ci sono frecce gialle ogni cento metri, non esiste un'industria turistica costruita attorno a lei.
Ed è esattamente per questo che vale la pena farla.
Cos'è la Via di San Francesco
È un cammino che ripercorre i luoghi legati alla vita di Francesco d'Assisi, il santo più amato d'Italia e uno dei più conosciuti al mondo. Il percorso principale collega La Verna, il santuario nella foresta del Casentino in Toscana dove Francesco ricevette le stimmate, ad Assisi, la città umbra dove nacque e morì.
La distanza totale è di circa 180 chilometri, divisi in tappe che variano dai 15 ai 25 chilometri al giorno. La maggior parte dei pellegrini la percorre in 10-14 giorni, a seconda del ritmo e delle soste.
Non è un cammino facile. Il dislivello è significativo, il terreno è spesso irregolare, e i primi giorni attraversano zone isolate dove non trovi né bar né rifugi né negozi. Ma è proprio questo isolamento che la rende speciale, a patto di essere preparati.
Da dove si parte e dove si arriva
Il punto di partenza ufficiale è il Santuario della Verna, a 1.128 metri di altitudine, nel comune di Chiusi della Verna in provincia di Arezzo. Arrivarci richiede un po' di pianificazione: non è servito da treni, quindi o arrivi in auto o prendi un autobus da Bibbiena, il paese più vicino con una stazione ferroviaria.
Il punto di arrivo è la Basilica di San Francesco ad Assisi, uno dei luoghi più suggestivi d'Italia, soprattutto se ci arrivi a piedi dopo giorni di cammino. Quella sensazione non si dimentica.
Il percorso tappa per tappa
Il cammino si divide in due grandi sezioni: la parte toscana, più selvaggia e isolata, e la parte umbra, più dolce e abitata. Sono due esperienze quasi opposte, ed è bene saperlo prima di partire.
La parte toscana (da La Verna a Sansepolcro) è la più impegnativa, e non solo per il fisico.
I primi giorni si cammina attraverso la foresta del Casentino, con salite e discese continue e paesaggi selvaggi che ripagano la fatica. Ma ci sono due cose su cui devo essere completamente onesto, perché nessuna guida turistica te le dice chiaramente.
La prima è la segnaletica. Quando la percorsi io era quasi inesistente. Non parlo di qualche cartello mancante. Parlo di tratti interi dove ti ritrovi in mezzo alla foresta senza un riferimento, a guardare il telefono sperando che il GPS capisca dove sei. Sentieri che si biforcano senza indicazioni, cartelli sbiaditi o divelti, tracce che spariscono nel nulla. Il mio consiglio pratico: scarica la traccia GPS del percorso prima di partire (ce ne sono di affidabili su Wikiloc e Komoot) e tienila sempre disponibile offline sul telefono. Non affidarti solo alla segnaletica fisica, soprattutto nei primi giorni.
La seconda è la mancanza di punti di ristoro. Nella parte toscana, specialmente all'inizio, puoi camminare per ore senza trovare un bar, un negozio, una fontana. Non è un'esagerazione: è la realtà di un territorio bellissimo ma poco attrezzato per i pellegrini. Partire ogni mattina con abbondanti provviste nello zaino non è una precauzione eccessiva: è una necessità. Acqua in quantità sufficiente, qualcosa da mangiare per l'intera giornata, qualche snack energetico di riserva. Non dare mai per scontato di trovare qualcosa lungo il percorso, perché potresti non trovare niente.
Questi non sono difetti che devono scoraggiarti. Sono cose che devi sapere prima, non scoprire sulla tua pelle a dieci chilometri dal rifugio più vicino.
La parte umbra (da Città di Castello ad Assisi) cambia completamente carattere. Il paesaggio si apre, i borghi si avvicinano, i servizi aumentano. Si cammina attraverso la Valle del Tevere, tra campi coltivati e colline dolci, con Assisi che appare all'orizzonte negli ultimi giorni come un miraggio sempre più vicino. Qui respiri, ti rilassi, e cominci a capire che stai per arrivare.
Quando andare
Il periodo migliore è la primavera (da aprile a giugno) e l'inizio dell'autunno (settembre e ottobre).
In primavera il paesaggio è verde, le temperature sono miti e le giornate sono lunghe. In autunno i colori della foresta del Casentino sono straordinari, ma bisogna mettere in conto qualche giornata di pioggia.
L'estate è sconsigliata: il caldo in Umbria può essere brutale, e alcuni tratti esposti diventano faticosi da percorrere nelle ore centrali della giornata. Sul Cammino di Santiago vale un discorso simile, e la scelta del periodo cambia completamente il cammino che farai.
L'inverno è possibile ma richiede esperienza: alcuni tratti in quota possono essere innevati, e molte strutture ricettive chiudono fuori stagione.
Dove dormire
La rete di ospitalità sulla Via di San Francesco è cresciuta negli ultimi anni ma non è ancora paragonabile a quella del Cammino di Santiago, dove un letto in ostello costa dai 5 ai 25 euro a notte. Nelle tappe principali trovi ostelli per pellegrini, case di accoglienza religiosa e agriturismi. Nelle zone più isolate della Toscana le opzioni si riducono drasticamente, quindi la pianificazione è fondamentale.
Il consiglio pratico: prenota sempre almeno il giorno prima, soprattutto in primavera e nel weekend. Non dare mai per scontato di trovare posto all'arrivo, e in alcuni tratti toscani, non trovare alloggio significa avere un problema serio.
La credenziale e il Testimonium
Anche sulla Via di San Francesco esiste una credenziale, il documento del pellegrino che si fa timbrare nelle tappe. Funziona nello stesso modo di quella del Cammino di Santiago, e qui si ritira al Santuario della Verna prima di partire.
Fatti timbrare ovunque puoi, anche dove non serve. Anni dopo quel foglietto diventa l'unica cosa che ti dice con precisione dove sei stato e in che giorno: sul Francese è stato così, e solo grazie ai timbri ho potuto ricostruire tutte e 23 le mie tappe sei anni dopo.
Al termine del cammino, ad Assisi, si riceve il Testimonium, l'attestato che certifica il completamento del percorso. Non è obbligatorio, ma per chi arriva a piedi dopo dieci o dodici giorni di cammino diventa qualcosa di più di un semplice foglio.
Quello che non trovi nelle guide
Noi partimmo in quattro, con zaini troppo pesanti e aspettative vaghe. Non cercavamo niente di preciso. O almeno, così pensavamo.
La prima notte fu difficile. La seconda anche. Dal terzo giorno in poi qualcosa cambiò, non in modo drammatico, non con una rivelazione improvvisa. Semplicemente il passo diventò più leggero, la testa si svuotò, e ci fu spazio per qualcosa che nella vita di tutti i giorni fatica ad emergere.
Non so come chiamarla. Chiarezza, forse. O semplicemente silenzio.
Quello che so è che dodici giorni dopo, entrando ad Assisi con le gambe stanche e lo zaino consumato, avevo qualcosa che non avevo quando ero partito.
La voglia di ricominciare.
Informazioni pratiche
Centottanta chilometri, da fare in dieci o quattordici giorni. Si parte dal Santuario della Verna, a Chiusi della Verna in provincia di Arezzo, e si arriva alla Basilica di San Francesco ad Assisi.
Il dislivello è impegnativo, soprattutto nella parte toscana, ma la difficoltà complessiva resta media: serve una discreta forma fisica e un po' di esperienza di trekking, niente di più. I periodi giusti sono aprile-giugno e settembre-ottobre.
Le due cose da non sottovalutare le ho già dette e le ripeto qui, perché sono quelle che ti mettono nei guai davvero. La segnaletica nella parte toscana è scarsa, quindi la traccia GPS offline è indispensabile. E i punti di ristoro sono rari, quindi si parte ogni mattina con provviste abbondanti.
Per chi è questo cammino
Per chi vuole fare il suo primo cammino senza buttarsi subito su Santiago, che è un'altra scala di impegno, e richiede molte più settimane di quante immagini. Per farti un'idea concreta della differenza: qui sono 180 chilometri in dodici giorni, là ne ho fatti 796 in ventitré, e li ho contati tappa per tappa. Per chi cerca un percorso con meno folla e più silenzio. Per chi vuole camminare in Italia, scoprire paesaggi che conosce poco, e tornare a casa con qualcosa di diverso rispetto a quando è partito.
Non è il cammino più famoso. Ma per me è stato quello più importante: è da qui che è cominciato tutto.
Se sei ancora indeciso su quale fare, nella sezione Cammini trovi tutti quelli che racconto, con le differenze vere fra uno e l'altro e non quelle da dépliant.
E forse, per qualcuno che sta leggendo adesso, potrebbe diventarlo anche per lui.