Chi sono

Mi chiamo Valerio. Sono bresciano, vivo in Belgio e lavoro in Olanda.

Ho fatto il mio primo cammino nel 2016: la Via di San Francesco, da La Verna ad Assisi. Poi è arrivato Santiago, poi l'Europa in ostello, poi una vita completamente diversa da quella che avevo immaginato.

Pilgrim's Path nasce da tutto questo. Non da un'agenzia, non da un piano di marketing. Da un pellegrino che vuole aiutare chi sta per partire.

Qui trovi guide pratiche, esperienze reali e consigli scritti da chi ha camminato davvero, non da chi ha letto le guide.

La storia lunga, quella vera, è qui sotto.

 

Come un cammino mi ha cambiato la vita

 

Sono un operaio. O meglio, lo ero.

Nella mia vita ho fatto molti lavori: il pasticcere, l'operaio in fabbrica, il magazziniere ad Amsterdam, e adesso faccio il corriere in bici in Olanda. Non ho titoli di studio. Non ho mai seguito i binari che tutti si aspettavano, non perché fossi ribelle, ma perché quei binari non li ho mai sentiti miei.

Questa è la storia di come un cammino ha cambiato tutto. Non in modo drammatico, non in un giorno solo. Piano piano, un passo alla volta. Come funziona sui sentieri.

 

Il malessere che mi portavo dentro

 

Per anni ho vissuto con una sensazione che non riuscivo a spiegare. Non era infelicità, non era neanche depressione. Era qualcosa di più sottile: una specie di dissonanza costante tra la vita che stavo vivendo e quella che sentivo di dover vivere.

Lavoravo alla Copan, un'azienda che produce tamponi per analisi mediche a livello mondiale, un posto stabile, sicuro, ben pagato, in cui tanta gente ambiva a lavorare. E io mi sentivo fuori posto. Andavo avanti per inerzia.

 

Il primo cammino, e una lezione che non ho dimenticato

 

Il primo cammino fu la Via di San Francesco, da La Verna ad Assisi. Partii con tre amici, quattro zaini e nessuna grande aspettativa. Semplicemente partii.

Fu lì che un mio compagno di viaggio mi insegnò qualcosa che porto ancora con me: avere fede. Fede che anche senza avere tutto programmato, tutto prenotato, tutto sotto controllo, il cammino ti darà quello di cui hai bisogno.

All'epoca annuii, ma capii dopo.

 

Santiago, o di come la testa fa il 90%

 

Nel 2019 decisi di partire per Santiago. Per non rischiare di ripensarci prenotai il volo per Lourdes mesi prima e comprai l'attrezzatura subito dopo. Un modo per togliermi la via di fuga.

Partivo da solo per la prima volta. Avevo 24 giorni disponibili, pochissimo allenamento, qualche chilo di troppo e ancora una sigaretta in mano. Mi ero detto: ci provo. Se non ce la faccio, riprendo da dove mi sono fermato il prossimo anno.

Quelle paure si sgretolarono già al gate dell'aeroporto, dove c'erano decine di persone con zaino in spalla e scarponi. Si formò subito un gruppo. Tra queste persone c'era Viviana.

La prima sera a Saint-Jean-Pied-de-Port, a cena con il gruppo appena formato, raccontai il mio obiettivo: arrivare a Santiago in 24 giorni con una birra e una sigaretta in mano. Tre pellegrini super allenati che erano al tavolo non mi risero in faccia, per educazione. Ma avevo intuito cosa pensassero.

Feci quattro tappe con il gruppo, poi comunicai che il giorno dopo sarei partito prima, da solo, per cercare di allungare le tappe. Volevo provarci davvero.

La mattina mi alzai prestissimo. E a sorpresa, Viviana decise di venire con me, anche lei con zero allenamento ma tanta voglia.

Arrivammo a Santiago in 23 giorni, e quelle tappe le ho ricostruite tutte, una per una. Prima dei tre super allenati. Non si trattò di una gara. Anzi, il contrario. Il cammino non è una gara e lentamente è ancora meglio. Ma quello che avevo imparato era qualcosa di diverso: la testa fa il 90%. Il corpo segue. Sempre.

 

Il ritorno, e l'inferno

 

Tornai in fabbrica. Turno notturno.

Non so descriverlo diversamente: sembrava l'inferno. Non perché il lavoro fosse cambiato: era esattamente com'era sempre stato. Ero cambiato io. Qualcosa dentro di me.

Un mese in mezzo alla natura, in totale simbiosi con quello che mi circondava, al silenzio, alla libertà, alle persone incontrate sul cammino, e ora le macchine, i turni, il rumore, la routine. Capii che non ero mai stato davvero me stesso lì dentro. Mi ci ero adattato, che è diverso.

Quella roba lì ha un nome, e non capita solo a me.

Decisi che dovevo cambiare vita. Da dove cominciare?

 

Gli ostelli d'Europa, e la scala sociale che si azzera

 

A dicembre del 2019, pochi mesi dopo Santiago, partii da solo con le poche parole di inglese che conoscevo. Tallinn, Riga, Praga, Amsterdam, Londra. Ostelli, zaino in spalla, niente di programmato.

Incontrai nomadi digitali, lavoratori in viaggio, persone che avevano fatto mille esperienze diverse. E scoprii una cosa che avevo già intuito sul cammino ma che qui si confermava: in viaggio la scala sociale si azzera.

Persone con cui nella vita normale non mi sarei mai fermato a parlare diventavano compagni di avventura. Professori, manager, artisti, operai: tutti uguali con uno zaino in spalla e una branda nell'ostello. È una delle cose più belle che il viaggio ti insegna.

E a quel punto fui in grado di capire ciò che mi stava logorando dentro da anni.

Tornai in Italia. Decisi di licenziarmi. Il mondo intorno a me diceva che ero pazzo.

 

Viviana e l'inglese

 

Viviana è una professoressa di lingue. Viviamo in due paesi diversi, ma dopo Santiago siamo rimasti amici, di quelli veri, quelli che il cammino crea e che restano per la vita.

Fu lei a darmi lezioni di inglese a distanza. Senza di lei non sarei mai andato da nessuna parte. Letteralmente. Quella lingua imparata tra una videochiamata e l'altra è diventata la chiave che ha aperto tutto il resto.

 

Bielorussia, Ucraina, e un mese a Odessa

 

A marzo del 2020 arrivò il COVID. Avevo già dato le dimissioni da dieci giorni quando il mondo si fermò. L'azienda per cui lavoravo produceva tamponi per analisi a livello mondiale. Ritirai le dimissioni a malincuore. Non era il momento.

Ad agosto decisi di lasciare definitivamente. Questa volta per davvero.

Mentre il resto del mondo era ancora chiuso, io cercavo dove si potesse ancora respirare. Andai in Bielorussia e poi in Ucraina, due mesi in posti dove il lockdown non esisteva, dove la vita andava avanti, dove potevo ancora muovermi. Non era una scelta politica: era la stessa logica del cammino. Andare dove c'era ancora spazio per respirare.

Passai un mese a Odessa. Una città sul Mar Nero, bella, viva, con una luce particolare e una gente che non dimentichi. Camminavo per le strade, incontravo persone, vivevo.

Tornai in Italia. Un anno e mezzo dopo scoppiò la guerra.

Quelle strade che avevo percorso, quei luoghi che avevo visto, quella gente che avevo incontrato: li guardo oggi con occhi completamente diversi. È una di quelle cose che ti ricordano quanto il mondo possa cambiare in fretta, e quanto sia prezioso ogni passo che fai finché puoi farlo liberamente.

 

Tre mesi in montagna

 

Tornato in Italia, affittai una casa in montagna. Ci rimasi tre mesi.

Camminavo, leggevo, facevo la legna per la stufa. Una vita semplice, quasi primitiva. I soldi stavano finendo e non avevo un piano. Ma per la prima volta da anni mi sentivo nel posto giusto.

Avevo imparato sul cammino che il percorso ti dà quello di cui hai bisogno. Mi fidai.

 

Amsterdam, trovata per caso su Facebook

 

Un annuncio su Facebook. Cercavano magazzinieri ad Amsterdam. Feci domanda quasi per gioco. Due settimane dopo ero lì.

I primi giorni in magazzino erano completamente diversi dalla fabbrica in Italia, non per il lavoro in sé, ma per le persone. Colleghi di ogni nazionalità, ognuno con la sua storia, ognuno con qualcosa da raccontare. Dopo anni di appiattimento mentale, ogni giorno mi sembrava di imparare qualcosa di nuovo.

Lasciai quel lavoro dopo un mese. Avevo trovato qualcosa di meglio, per me, almeno. Un posto come corriere in bici. La bici è una passione, non un ripiego. Pedalo, vedo la città, sono all'aria aperta. Lo faccio ancora oggi, in Olanda, e sono felice.

 

Il bacio in aeroporto

 

La prima volta che tornai in Italia, Ilaria venne a prendermi in aeroporto.

Eravamo amici da anni. C'erano stati avvicinamenti, momenti, sguardi, ma non era mai successo niente. Quel giorno, quando la vidi, la baciai. Mi venne spontaneo. Da quel bacio è iniziato tutto.

Inizialmente facemmo avanti e indietro per un anno tra Italia e Olanda: due paesi, la distanza, i voli. Poi lei prese la decisione più difficile: mi seguì. Fa la grafica, e qui in Olanda il suo lavoro è apprezzato e ben retribuito, meglio che in Italia.

Viviamo in Belgio, al confine con l'Olanda, quasi per caso: gli affitti costano meno. Lavoriamo entrambi in Olanda, dal martedì al venerdì. Studiamo (io il francese, lei l'olandese) e stiamo bene.

Nel settembre del 2025 ci siamo sposati in Italia. Un cerchio che si chiude: la stessa persona che mi aspettava all'aeroporto, la stessa che ha scelto di seguirmi, adesso è mia moglie.

 

E ora questo

 

Pilgrim's Path è un'idea che ho avuto in testa da anni. L'avevo lasciata lì, in attesa, perché senza fondi costruire qualcosa di serio mi sembrava impossibile.

Poi il mondo è cambiato. Gli strumenti sono cambiati. E io ho capito che era il momento giusto.

Non ho un'agenzia dietro. Non ho investitori. Ho la mia storia, la mia esperienza, e la voglia di aiutare chi sta per fare quello stesso passo che ho fatto io, sul cammino e nella vita.

C'è anche un sogno più lontano, che tengo qui perché fa parte di tutto questo. Vorrei che un giorno Pilgrim's Path mi permettesse di comprarmi una casa nella natura, magari lungo un sentiero. Non per fare l'imprenditore, ma per fare quello che i pellegrini mi hanno insegnato: aprire la porta. Dare un posto dove fermarsi, un pasto caldo, fare una conversazione. Restituire quello che il cammino mi ha dato.

È un sogno semplice. Ma i sogni semplici, ho imparato, sono quelli che si avverano.

 

Il percorso ti dà quello di cui hai bisogno. Devi solo avere la fede di partire.

Valerio, Pilgrim's Path