Sono tornato da Santiago e la sera stessa sono entrato in fabbrica per il turno di notte. Non c'è stato un giorno in mezzo, nemmeno una giornata per capire dove ero.
Ero tristissimo. Lo scrivo così perché così era.
Una volta dentro mi sentivo in gabbia. Non è un modo di dire e non è la solita lamentela sul lavoro. Era proprio la sensazione fisica di essere chiuso in un posto, dopo ventitré giorni in cui la mattina aprivo una porta e davanti avevo tutto.
Cosa mi mancava davvero
Mi mancava tutto, ma se devo dire le cose una per una sono quattro.
Mi mancavano i miei compagni di viaggio. Gente che tre settimane prima non sapevo che esistesse e con cui avevo diviso ogni cosa.
Mi mancava la libertà assoluta, e questa più di tutte. Sul Cammino la giornata te la fai tu. Ti alzi, cammini, ti fermi quando decidi tu. Non c'è un orario, non c'è un cartellino, non c'è nessuno che ti dice dove devi essere alle dieci di sera.
Mi mancava vedere luoghi e persone diversi ogni giorno. Ti svegli in un posto e la sera sei in un altro che non avevi mai visto, e la gente attorno al tavolo non è quella della sera prima. In fabbrica invece è lo stesso reparto e sono le stesse facce, oggi, domani e fra sei mesi.
E mi mancava il modo in cui stava insieme la gente. Sul Cammino sono tutti pronti ad aiutarsi, e quella maschera che ci portiamo addosso nella vita di tutti i giorni lì viene buttata via il primo giorno. Quasi nessuno ti chiede che lavoro fai. Nessuno recita niente. Poi torni, e la maschera te la rimetti tu, senza nemmeno accorgerti.
Tutto mi diceva che quella vita non faceva più per me.
Non sei l'unico, e ha pure un nome
La cosa che mi ha aiutato di più, all'inizio, è stata scoprire che non stavo impazzendo io.
Sentivo le persone con cui avevo camminato. Stavano male tutti. Chi più chi meno, ma tutti. Uno tornato in ufficio, uno tornato all'università, io tornato in fabbrica, e la stessa identica roba addosso.
Avevo sentito parlare della santiaghite, e in quei giorni lì ho capito cos'era. Qualcuno la chiama depressione post cammino, qualcun altro semplicemente il rientro. Il nome conta poco. Conta che è una cosa che capita a quasi tutti quelli che hanno camminato sul serio, e che quasi nessuno racconta.
Perché nessuno la racconta è facile: sembra di fare gli ingrati. Hai appena fatto la cosa più bella della tua vita e torni a casa a dire che stai male. Chi non ha camminato non capisce, e ti risponde che era solo una vacanza. E fra pellegrini c'è sempre quello che ti liquida dicendo che l'hai fatto male, che non hai capito niente del Cammino. Non è vero. Ti manca perché era vero, non perché hai sbagliato qualcosa.
Cosa ho fatto io
Non ho aspettato che passasse.
Sono andato a fare qualche camminata lunga. Non il Cammino, proprio camminate nella mia zona, di quelle che ti fanno male ai piedi. Servono meno di quanto speri e più di quanto pensi.
Ho continuato a sentire quelli con cui avevo camminato, e ci siamo detti che stavamo tutti uguali. Già solo quello toglie metà del peso.
Ma la cosa che ha fatto la differenza è un'altra, e me ne sono accorto solo dopo. Nel frattempo avevo messo giù un viaggetto negli ostelli per il periodo di Natale, e avevo iniziato a studiare l'inglese.
Non l'avevo fatto come terapia. L'avevo fatto perché mi andava. Però il risultato è stato che avevo qualcosa davanti. Una data, una cosa da imparare, un motivo per alzarmi che non fosse il turno. La santiaghite ti prende male soprattutto quando torni e davanti non hai niente: il Cammino ti ha appena fatto vedere che si può vivere con uno scopo semplice al giorno, e la vita di prima quello scopo non te lo dà.
Quindi il consiglio vero che ho da darti non è di distrarti. È di metterti davanti qualcosa. Non devi per forza fare un altro cammino, e non deve nemmeno essere una cosa grossa. Deve solo essere tua.
Se sei tornato adesso
Se sei tornato da poco e stai leggendo questa pagina alle due di notte, ti dico solo questo.
Ti capisco benissimo. Tutti quelli che ho conosciuto sul Cammino ci sono passati, me compreso. Non sei diventato ingrato e non hai buttato via niente.
E poi c'è la parte che a me è servita capire tardi. Quella roba lì non è un problema da far passare: è un'informazione. Ti sta dicendo qualcosa su come vivi il resto dell'anno. Io alla fine l'ho ascoltata, e da quel turno di notte in fabbrica sono arrivato a vivere all'estero, a parlare due lingue e a scrivere questa pagina. Non è successo in una settimana e non è successo per caso.
Il resto della mia storia, quella di come da lì è nato tutto il resto, l'ho scritta nella pagina Chi sono.
Buen camino.