Se stai per comprare le scarpe per il Cammino, probabilmente hai già letto ovunque la stessa cosa: scarponi da trekking, caviglia alta, membrana impermeabile. Io ti dico un'altra cosa, e te la dico dopo 800 chilometri: il 70% del mio Cammino l'ho fatto con un paio di scarpe da running da dieci euro.
Se vuoi la risposta in una riga: scarpa bassa, leggera, non impermeabile, un numero più grande della tua taglia e già rodata. Ora ti spiego perché, partendo da quello che è successo ai miei piedi.
Cosa avevo ai piedi (e cosa è successo)
Sono partito con le mie scarpe da trekking basse, già usate e rodate. Nello zaino, appeso fuori, un paio di scarpe da running leggere comprate a dieci euro: tanto per avere un cambio, un ripiego, qualcosa da mettere la sera.
Le prime tappe le ho fatte con le trekking. Poi ha cominciato a farmi male la suola dei piedi: quella rigidità che sulla carta dovrebbe proteggerti, tappa dopo tappa, sotto la pianta diventava un martello. A un certo punto ho tirato giù dallo zaino il paio di scorta e ho provato a camminare con quelle.
Non le ho più tolte. Il ripiego da dieci euro è diventato la scarpa con cui ho fatto quasi tutto il Cammino.
Alte o basse? Basse, tutta la vita
Il primo dibattito che troverai è scarponi alti contro scarpe basse. La tesi degli alti è "proteggono la caviglia". Io sto dall'altra parte, senza esitazioni: basse, per comodità e per comfort.
Il motivo è semplice e nessuno te lo dice abbastanza chiaramente: il Cammino non è alpinismo. I percorsi non sono impegnativi. È un sentiero, sono strade bianche, sono chilometri e chilometri di terreno normale. Non stai affrontando ghiaioni o passi alpini: stai camminando tanto, per tanti giorni di fila. E quando il fattore dominante non è la difficoltà ma la quantità, quello che conta non è la protezione: è la leggerezza e il comfort, moltiplicati per venticinquemila passi al giorno.
L'unica accortezza vera, con le basse, è fare attenzione in salita e in discesa: lì il piede lavora di più e il terreno può essere sconnesso. La discesa peggiore di tutto il Francese è quella dai Monti di León dopo la Cruz de Ferro (nel racconto delle mie 23 tappe è la diciassettesima), e l'ho fatta al buio. Se c'è un punto del Cammino in cui le scarpe contano davvero, è quello.
Impermeabili? No, per un motivo preciso
Il secondo dibattito è il Gore-Tex. Sulla carta è il paradiso: piove, resti asciutto. Nella pratica, su un Cammino estivo, secondo me è un errore, e il motivo è il sudore.
Una membrana impermeabile tiene fuori l'acqua ma tiene anche dentro il vapore: il piede suda, non respira, e resta umido tutto il giorno. E il piede umido è esattamente il terreno su cui nascono le vesciche. Te lo spiego nel dettaglio nell'articolo sulle vesciche, ma il concetto è quello: il nemico non è solo lo sfregamento, è lo sfregamento sulla pelle bagnata. Ti proteggi da mezz'ora di pioggia e ti cucini i piedi per otto ore.
Quindi la mia scelta, per esperienza: niente impermeabile, e una buona scarpa da running. Traspira, è leggera, asciuga in fretta se si bagna. Il comfort, sul Cammino, è la cosa più importante, più della protezione teorica. Se invece parti in una stagione piovosa, il discorso cambia e vale la pena rifletterci prima.
Il rodaggio: mai scarpe nuove, e ti dico quanto
Questa è la regola che ripeto ovunque e su cui non transigo: mai scarpe nuove il primo giorno. Le vesciche nascono lì.
E "rodate" non vuol dire due giri fuori da casa. Vuol dire usarle tutti i giorni per almeno un mese prima di partire. Non serve fare uscite eroiche o allenamenti da atleta: servono giorni normali, camminate normali, il piede e la scarpa che si abituano l'uno all'altra. Un mese di uso quotidiano e la scarpa ha preso la forma del tuo piede: a quel punto è pronta.
Se la scarpa la compri la settimana prima di partire, il rodaggio lo farai sul Cammino, e lo pagherai in vesciche e non solo.
La taglia: prendi un numero in più
Questo è il consiglio che sorprende sempre, ma è fondamentale: prendi un numero in più della tua taglia normale.
Il motivo è che sul Cammino i piedi si gonfiano. Non è un modo di dire: con i chilometri, il caldo e le ore in piedi, il piede aumenta di volume, e una scarpa che a casa ti calzava perfetta, dopo venti chilometri diventa una morsa. Le unghie battono in punta nelle discese, le dita non hanno spazio, e finisce male.
Con un numero in più hai il margine che serve quando il piede si dilata. E se ti sembra grande in negozio, ricorda che la userai con calzini tecnici e con i piedi di sera, non con quelli riposati del mattino.
Portati sempre un secondo paio (leggerissimo)
C'è una cosa che secondo me non può mancare, e la mia storia lo dimostra meglio di qualsiasi teoria: un paio di scarpe di ricambio, attaccate allo zaino.
Devono avere due caratteristiche sole: leggerissime, per non pesare (perché ogni grammo sulle spalle si sente dopo venti chilometri) ed economiche, perché non è il pezzo su cui investire. Le mie erano da dieci euro.
Servono perché sul Cammino può succedere di tutto: la scarpa che a casa era perfetta comincia a darti fastidio (è successo a me dopo poche tappe), si bagna e non asciuga in tempo per il giorno dopo, si rompe qualcosa. Senza ricambio, ti trovi bloccato in mezzo alla Spagna a cercare un negozio di scarpe, e con i piedi che ormai fanno male.
E poi, come è successo a me, il ricambio può rivelarsi meglio dell'originale. Se non me le fossi portate dietro, avrei finito il Cammino soffrendo con le trekking o comprando qualcosa di fretta in una tappa a caso.
So che nella mia checklist dello zaino predico di non portare peso inutile: questo è l'unico doppione che vale i suoi grammi.
I sandali: la seconda scarpa che non puoi non avere
Un paio di infradito, ciabatte o sandali leggeri non è un optional. Servono per due cose, entrambe non negoziabili: la doccia in albergue (dove non vuoi camminare a piedi nudi, fidati) e soprattutto far prendere aria al piede la sera.
Dopo ore chiuso in una scarpa, il piede ha bisogno di stare libero, asciugarsi, respirare. Le ore serali coi sandali sono manutenzione vera: è quello che ti permette di ricominciare bene il giorno dopo. Pesano niente, li appendi allo zaino, e sono nella mia checklist per un motivo.
In sintesi: cosa metterei ai piedi oggi
Scarpa bassa, non alta. Il Cammino non è alpinismo: conta il comfort, non la protezione.
Non impermeabile. Il piede deve respirare: l'umidità fa più danni della pioggia.
Leggera: una buona scarpa da running può bastare, e per me è stata la scelta vincente.
Un numero in più, perché i piedi si gonfiano.
Rodata: usata tutti i giorni per almeno un mese prima di partire.
Un secondo paio leggero ed economico appeso allo zaino: è l'assicurazione che può diventare la scarpa principale.
Più i sandali per la sera e la doccia.
E se dopo qualche tappa senti che quella scarpa non fa per te, cambiala senza sensi di colpa. Io sono partito convinto di camminare con le trekking e ho finito il Cammino con un paio di scarpe da dieci euro. Sul Cammino non vince l'attrezzatura giusta sulla carta: vince quella con cui il tuo piede sta bene.
Buen Camino.