È una delle prime domande che si fanno tutti. E la risposta onesta è diversa da quello che trovi scritto sulla maggior parte delle guide.
Io ero partito con tre uscite di allenamento alle spalle. Viviana era partita dal divano.
Siamo arrivati a Santiago in 23 giorni. Le trovi tutte e ventitré raccontate una per una, con i chilometri di ogni giornata: guarda quei numeri sapendo che chi li ha fatti era partito senza preparazione.
Non lo dico per vantarmi. Lo dico perché quello che ho capito sul cammino ha cambiato completamente il mio modo di pensare alla preparazione fisica.
L'allenamento conta. Ma non come pensi.
Sì, allenarsi prima di partire è importante. Nessuno dice il contrario.
Le prime tappe si fanno sentire: i muscoli non abituati a camminare ore con uno zaino in spalla protestano. Le vesciche arrivano. Le ginocchia parlano. Il corpo manda segnali chiari.
E qui sta la differenza fondamentale tra il Cammino e qualsiasi altro tipo di allenamento.
In palestra fai uno sforzo, poi recuperi. Il giorno dopo i muscoli fanno male, ma ti riposi. Il terzo giorno stai meglio.
Sul Cammino non recuperi. Arrivi all'ostello con le gambe a pezzi, dormi qualche ora, e la mattina dopo devi ricominciare. Ogni giorno. Per settimane.
È come andare in palestra tutti i giorni, senza mai saltare, senza mai fermarsi, anche quando fa male tutto.
Quindi quanto bisogna allenarsi?
La risposta pratica: abbastanza da non fare danni nelle prime tappe. Non abbastanza da credere che l'allenamento ti salverà.
Quello che ti consiglio davvero:
Fai uscite con lo zaino carico: non camminare senza zaino e poi partire con dieci chili in spalla. Il corpo deve abituarsi al peso, non solo al movimento.
Scala gradualmente: inizia con 10 chilometri, poi 15, poi 20. Non serve fare 30 chilometri in allenamento, ma serve sapere come reagisce il tuo corpo dopo due ore di cammino continuato. Sul Cammino poi la media si assesta intorno ai 25 km al giorno, ma ci arrivi camminando, non allenandoti.
Roda le scarpe: questo vale più di qualsiasi altra cosa. Scarpe nuove sul Cammino sono il modo più veloce per fermarsi, e su che scarpe scegliere ho un'idea controcorrente.
Si può fare il Cammino di Santiago senza allenamento?
Sì. E non lo dico per sentito dire.
Viviana non aveva fatto niente. Zero uscite, zero zaino in spalla prima di partire. È arrivata a Santiago negli stessi ventitré giorni, sugli stessi ottocento chilometri, camminando accanto a me tutti i giorni.
Ma dire che si può fare non è dire che è la stessa cosa. Chi parte senza preparazione paga tutto nelle prime tappe, e le paga care. I primi giorni sono più duri, le vesciche arrivano prima, e il rischio di farsi male sul serio è più alto proprio quando hai le gambe fresche e la voglia di macinare chilometri. Chi si è allenato quel conto l'ha già pagato a casa, un pezzo per volta, dove poteva permettersi di fermarsi.
Quindi sì, si parte anche dal divano. Solo che l'allenamento lo fai sul Cammino invece che prima, e lì non decidi tu quando fermarti.
E se volessi un programma di allenamento vero?
In giro trovi tabelle da dodici settimane con le uscite numerate e i chilometri decisi da qualcun altro. Io quelle non le ho fatte, quindi non te le racconto come se le avessi seguite. Però se dovessi ripartire domani, e stavolta con calma, farei così.
Comincerei due mesi prima, tre uscite a settimana. Due corte nei giorni feriali, un'ora o poco più, quello che si riesce a ritagliare dopo il lavoro. E una lunga nel fine settimana, che è l'unica che conta davvero: si parte da dieci chilometri e si arriva a venticinque, aggiungendone due o tre ogni volta.
Sempre con lo zaino in spalla, e dentro il peso vero, non un peso di comodo. Se la borraccia piena e il sacco a pelo li senti per la prima volta il primo giorno del Cammino, la preparazione l'hai sbagliata.
E poi c'è la cosa che nessuno allena, ed è proprio quella che rompe le ginocchia: la discesa. In salita sei lento e soffri, ma il ginocchio regge. In discesa con dieci chili sulle spalle ogni passo è un colpo, e sul Francese le discese vere arrivano subito, il primo giorno scendendo verso Roncisvalle e poi ai Monti di León. Se hai una collina vicino a casa, sali e scendi. Se non ce l'hai, fai le scale. Vale più di dieci chilometri in pianura.
Il resto della preparazione non sta nelle gambe: sono le scarpe, lo zaino, i documenti e la testa. L'ho raccolto tutto nella sezione Prepararsi.
Il giorno in cui vuoi mollare arriva. Per tutti.
C'è un momento (per qualcuno è il terzo giorno, per qualcuno il decimo, per qualcuno il quindicesimo) in cui il corpo dice basta.
Fa male tutto. Sei stanco. Ti chiedi perché sei lì. La meta sembra lontanissima.
Quel giorno arriva per tutti. Non importa quanto ti sei allenato prima. Non importa se sei un atleta o sei partito dal divano. Da me è arrivato al quindicesimo giorno, dopo tre tappe lunghissime di fila: quel giorno ho camminato 23 chilometri invece di quaranta, ed è stata la decisione più sensata di tutto il viaggio.
E lì, in quel momento, l'allenamento fisico non c'entra più nulla.
Lì entra in gioco la testa, ed è anche il momento in cui capisci perché sei partito davvero.
La testa fa il 90%
L'ho imparato sulla Via di San Francesco, dal mio primo compagno di cammino. E l'ho vissuto sulla pelle a Santiago.
Il corpo si adatta. Sempre. Anche quando pensi che non ce la faccia, si adatta. Ma lo fa solo se la testa non si arrende prima.
Chi arriva a Santiago non è necessariamente chi si è allenato di più. È chi ha imparato ad ascoltare il corpo senza lasciarlo comandare. Chi ha capito che il dolore non è un segnale di stop: è un segnale di adattamento.
La differenza tra chi molla e chi arriva non sta nei muscoli. Sta in quella voce dentro che dice "ancora un passo" quando tutto il resto dice di fermarsi.
Un errore che vedo fare spesso
Molti pellegrini cercano di coprire il dolore invece di ascoltarlo. Si affidano a qualsiasi cosa pur di non fermarsi, e finiscono per camminare su problemi che il corpo stava cercando di segnalare.
Il dolore sul cammino non è sempre nemico. Spesso è informazione. Ti dice dove stai sbagliando: il passo, il peso dello zaino, le scarpe, il ritmo. Se lo copri senza capirlo, il corpo prima o poi presenta il conto.
Impara a distinguere il dolore da adattamento (quello sordo, diffuso, che migliora camminando) da quello che ti dice davvero di fermarti. Quella distinzione vale più di qualsiasi preparazione fisica.
La cosa più importante che puoi fare
Allenati, sì. Ma allena anche la testa.
Abituati all'idea che ci saranno giorni difficili. Accettalo prima di partire. E quando quel giorno arriverà, e arriverà, saprai già che passa.
Perché passa sempre. E il giorno dopo si cammina ancora.