Vesciche sul Cammino di Santiago: come prevenirle e curarle (il metodo che ho imparato sui miei piedi)

Pellegrini con i piedi immersi in un ruscello per prevenire le vesciche

Se c'è una cosa che può rovinarti il Cammino, non è la fatica, non è il caldo, non è lo zaino. Sono le vesciche. Le ho viste mettere in ginocchio gente allenata e ho visto un pellegrino finire in ospedale per una vescica gestita male. Te lo racconto più avanti, perché da quella storia c'è da imparare.

La buona notizia è che le vesciche non sono una fatalità. Si prevengono, e se arrivano si gestiscono. Ti spiego il metodo che ho imparato sui miei piedi, sbagliando per primo.

La prevenzione comincia prima di partire

Due regole non negoziabili, che ripeto sempre:

Scarpe già rodate. MAI nuove. Le vesciche nascono lì, dal primo giorno con scarpe mai usate. Le tue scarpe devono aver già fatto chilometri con te prima di vedere il Cammino.

Calzini tecnici, niente cotone. Il cotone trattiene il sudore, e il piede umido è il terreno perfetto per le vesciche. Il nemico non è solo lo sfregamento: è lo sfregamento sulla pelle bagnata.

E prima di partire la mattina, poca vaselina sui punti critici. Poca: serve a ridurre l'attrito, non a friggere il piede.

Il rituale che mi ha salvato i piedi: il ruscello

Questa è la cosa che non trovi sulle guide, e che per me ha fatto la differenza. A metà tappa, quando incontravo un ruscello, mi fermavo. Piedi nell'acqua fredda per cinque minuti. Poi (e questo è il passaggio che quasi tutti sbagliano) li asciugavo bene, con calma, prima di rimettere i calzini. Calzini puliti: il cambio a metà tappa.

Sembra una perdita di tempo. Non lo è. È una pausa che rinfresca i piedi, li asciuga dal sudore della mattina, e riparte con calze asciutte per il pomeriggio. Piede fresco e asciutto = niente vesciche. I miei compagni che tiravano dritto arrivavano la sera con i piedi cotti; io no.

Nel racconto delle mie 23 tappe quel rituale si vede più di una volta. Il 21 agosto, a metà della salita verso la Galizia, eravamo tutti dentro un torrente con i piedi in acqua. Quel giorno ho poi camminato fino alle nove e mezza di sera: senza quella sosta non ci sarei arrivato.

Il punto caldo: il momento in cui si decide tutto

La vescica non arriva all'improvviso. Prima avvisa. C'è un attimo in cui senti un piccolo bruciore, un fastidio leggero in un punto preciso. È il piede che ti dice che lì qualcosa sta sfregando.

Quello è il momento in cui si decide se avrai una vescica oppure no. Non aspettare l'ostello. Fermati lì dove sei, e fai tre cose in quest'ordine: asciuga bene il piede, cambia i calzini, metti un cerotto spessorato sul punto che scalda. Il cerotto spessorato solleva la pressione da quel punto e ferma lo sfregamento prima che la pelle si rompa.

Se lo fai al primo avviso, la vescica non nasce. Se ti dici "arrivo all'ostello e guardo", la sera la trovi già lì.

E se la vescica è arrivata? La sequenza giusta

Succede anche ai migliori. Ecco come la gestivo io. E prima di dirtelo, una premessa onesta: non sono un medico, questo è quello che ho imparato dall'esperienza e dalla tradizione del Cammino. Se vedi segni d'infezione (rossore che si allarga, pus, dolore che pulsa e non passa), smetti di fare da solo e vai in farmacia o da un medico. E se hai il diabete o problemi di circolazione, non bucare niente: per te il medico non è un'opzione, è la regola.

Detto questo, la sequenza della tradizione:

Quando la vescica esce, all'inizio è dura e fa male. Non toccarla in quel momento. Aspetta la sera, all'ostello: quando si è ammorbidita e non pulsa più, si fora. Ago sterilizzato (fiamma o disinfettante), si fa uscire il liquido, e poi la cosa più importante: si lascia scoperta tutta la notte, a spurgare e asciugare bene. Niente cerotto la notte: la pelle deve respirare e asciugarsi.

La mattina dopo, prima di ripartire, cerotto spessorato sopra, non per coprire la ferita, ma per togliere la pressione dal punto quando cammini. E si riparte.

Il capitolo Compeed: l'errore che manda la gente in ospedale

E qui devo parlarti dei cerotti idrocolloidali (i Compeed, per capirci), perché sono il prodotto che tutti comprano e che quasi tutti usano nel modo sbagliato.

Gli idrocolloidali nascono come preventivi: messi sulla pelle integra, su un punto che sfrega, fanno il loro lavoro. Il disastro succede quando li metti su una vescica già matura. Camminandoci sopra tutto il giorno, la colla attacca sempre di più, e quando provi a staccarlo, non stacchi il cerotto: stacchi la pelle.

Non è teoria. Sul Cammino ho conosciuto un ragazzo australiano che ha fatto esattamente questo errore: Compeed su una vescica già formata, giorni di cammino sopra, e quando è arrivato il momento di toglierlo gli si è staccata praticamente tutta la pelle sotto il piede. È finito in ospedale. Cammino finito.

Quindi la regola è semplice: idrocolloidale solo su pelle integra, come prevenzione. Su una vescica già formata, mai. Lì servono la sequenza che ti ho descritto sopra e il cerotto spessorato, che protegge senza incollarsi alla ferita.

In sintesi: il metodo completo

Scarpe rodate e calzini tecnici: la base.

Vaselina leggera la mattina sui punti critici.

A metà tappa: piedi nell'acqua se trovi un ruscello, asciugatura accurata, cambio calzini.

Al primo bruciore: fermati subito. Asciuga, cambia calze, spessorato sul punto.

Vescica formata: non toccarla finché è dura; la sera, morbida e senza pulsare, si fora sterile e si lascia spurgare scoperta la notte; spessorato la mattina.

Compeed: solo preventivo su pelle integra. Mai su vescica matura.

Segni di infezione, diabete, dubbi: medico, senza fare gli eroi.

I piedi sono il tuo unico mezzo di trasporto sul Cammino. Trattali come tratteresti il motore della tua macchina prima di un viaggio lungo: con manutenzione, attenzione, e senza ignorare le spie che si accendono.

Buen Camino.