Poco nello zaino, tanta tortilla nei bar e, la sera, quasi sempre la cucina dell'albergue. Il menù del pellegrino c'è dappertutto e ti salva quando sei a pezzi, ma se cucini con gli altri spendi meno e ti porti a casa di più. Ti racconto come ho mangiato io in ventitré giorni da Saint-Jean a Santiago.
Cosa ti metti nello zaino?
Pane e qualcosa. Un pezzo di formaggio, un po' di salume, quello che trovavo al primo supermercato o bottega. Durante il resto della giornata facevo sosta nei bar che incontravo.
Più di così non serve. Ogni grammo nello zaino lo senti dopo venti chilometri, e il cibo pesa. Portarsi la spesa per tre giorni non ha senso: sul Cammino un paese con qualcosa da mangiare lo trovi quasi sempre.
Quasi. Dopo Villamayor de Monjardín ci sono dodici chilometri senza un paese, senza un bar e senza un albero, e nella Meseta i paesi sono più lontani fra loro che altrove. Lì il pane nello zaino fa la differenza. La regola che ne esce è semplice: quando passi da un posto dove si mangia, mangia, e quando passi da una fontana riempi la borraccia anche se non hai sete.
E la colazione?
Dipendeva dal giorno. Certe mattine mangiavo qualcosa prima di partire, altre partivo e mi fermavo al primo bar aperto per un café con leche e qualcosa da mettere sotto i denti.
Non c'è un modo giusto. C'è la tappa del giorno. Se sai che i primi chilometri sono vuoti, mangia prima di uscire. Se il primo paese è vicino, quella prima sosta con la tazza calda è uno dei momenti più belli della mattina.
La tortilla de patatas
È la frittata spagnola di patate, alta, e nei bar lungo il Cammino la trovi quasi sempre sul bancone, tagliata a fette. Io ne ho mangiata un sacco.
Costa poco, riempie, e c'è quasi sempre: a metà mattina, a pranzo, anche la sera quando la cucina ha già chiuso. Se entri in un bar spagnolo e non sai cosa ordinare, ordina quella.

Alto do Poio, la sera che a O Cebreiro non c'era posto. Tortilla e birra, poco prima che il bar chiudesse.
Menù del pellegrino o cucina dell'albergue?
Io ho cucinato molto più spesso di quanto sia andato a mangiare fuori.
Il menù del pellegrino c'è quasi ovunque, costa fra i dieci e i quindici euro e dentro ci sono primo, secondo, pane, acqua e spesso il vino. È pensato per chi ha camminato tutto il giorno, e le sere in cui non ne puoi più è la cosa giusta. Ma quasi tutti gli albergue hanno una cucina, e la spesa fatta in paese e divisa in quattro o cinque costa una frazione.
E non è solo una questione di soldi. A Villalcázar de Sirga, in piena Meseta, tagliavamo pomodori in cinque nella cucina dell'albergue. La seconda sera, a Zubiri, eravamo seduti per terra con pane, salumi e vino, gente che quella mattina non si conosceva. Sul Cammino la cena è il momento in cui il gruppo si forma, e in una cucina succede molto più facilmente che al tavolo di un ristorante. Una delle sere più belle l'ho raccontata qui.
Tieni solo conto che in Spagna si cena tardi e che le cucine dei bar non restano aperte per sempre. Se arrivi col buio, come è successo a me la sera che l'albergue era pieno, mangi quello che è rimasto.
E il vino?
Il Cammino attraversa la Navarra e la Rioja e non fa niente per nasconderlo. A Irache, poco dopo Estella, c'è una fontana con un rubinetto nel muro da cui esce vino, gratis, ed è tradizione berne un goccio. A Navarrete c'è una bottiglia alta due metri dietro una recinzione. A Logroño siamo arrivati presto, e c'è stato tempo per una birra nel pomeriggio prima di andare a vedere la cattedrale.
Sul conto finale sono proprio queste le voci che non metti in preventivo. Mettile in conto lo stesso: non sono soldi buttati.
Quanto si spende per mangiare?
Io stavo intorno ai trenta euro al giorno in tutto, letto compreso, cucinando più spesso che andando al ristorante. Il conto voce per voce l'ho messo in Quanto costa il Cammino di Santiago.
Mangiare bene sul Cammino non è un problema di soldi. È un problema di tratti vuoti, di orari, e di quanto hai voglia di sederti a un tavolo con gente che non conosci.
Buen Camino.