Chiedi all'ospitalero dove c'è posto, rimetti lo zaino in spalla e cammini fino a lì. Quasi sempre c'è qualcosa qualche chilometro più avanti. A me è successo due volte in ventitré giorni, e tutte e due le volte ho dormito in un letto.
So che detta così sembra facile. Non lo è, soprattutto la prima volta, quando è sera e hai già le gambe finite. Ma è la risposta vera, e il resto serve a fartela pesare un po' meno.
Succede davvero?
Sì. Sul Francese, ad agosto, mi è capitato sopra la Cruz de Ferro, e siamo scesi al buio fino a El Acebo. E poi a O Cebreiro, dove siamo arrivati la sera e non c'era un letto libero in tutto il paese.
E non succede solo ad agosto. Il fine settimana del 19 e 20 settembre a Sarria i posti sono finiti e il Comune ha dovuto aprire il palazzetto dello sport per una cinquantina di pellegrini (l'ho messo nelle notizie). Sarria ha migliaia di posti letto. Se capita lì, può capitare ovunque.
Quindi non ti chiedere se succederà. Chiediti cosa fai quando succede.
Cosa si fa, in pratica
La prima cosa è chiedere. L'ospitalero sa quali paesi dopo hanno ancora posto, sa dov'è il privato che nessuna app ti segnala, sa quanto manca davvero. Noi facevamo così: chiedevamo, ascoltavamo, e ripartivamo. Ci voleva un minuto.
La seconda è smettere di pensare per tappe. Le tappe delle guide sono una proposta, non una legge. Fra un paese di tappa e l'altro ci sono paesi più piccoli, spesso con un albergue che la maggior parte della gente salta perché non è "il punto di arrivo". Quando il paese grande è pieno, quelli piccoli di solito non lo sono.
Una cosa pratica da sapere: gli albergue pubblici non si prenotano e non si chiamano, vanno per ordine di arrivo. I privati invece rispondono al telefono, anche quel giorno stesso. Se sei stanco e il paese dopo è lontano, una telefonata a un privato ti dice subito se vale la pena camminare fin lì. Perché io ho scelto di non prenotare mai l'ho spiegato qui.
E se il paese dopo è lontano?
A O Cebreiro il paese dopo era l'Alto do Poio, tre ore di salita, quasi tutte al buio. Non è stato bello. Siamo arrivati distrutti, abbiamo trovato un letto e abbiamo cenato al bar poco prima che chiudesse.
Da quella sera ho imparato due cose.
La prima è che la frontale non serve per le notturne. Serve per queste sere. Se l'hai lasciata a casa perché "tanto cammino di giorno", quel giorno te ne penti.
La seconda è che i chilometri in più non sono buttati. Il giorno dopo la tappa è stata più corta, perché eravamo già più avanti. Il conto torna sempre, solo che lo paghi in anticipo.
Il vero problema non sono i chilometri. È la testa. Quando hai deciso che la giornata finisce in quel paese e il paese ti dice di no, ti crolla addosso tutto insieme. Per questo conviene partire già sapendo che può andare così: non come una paura, ma come una possibilità che hai già messo in conto.
E chi dorme fuori?
L'ho visto fare. D'estate, in certi posti di campagna, c'era gente che dormiva all'aperto, con la tenda o anche senza.
Io sul Francese la tenda non l'avevo, e non la porterei nemmeno adesso: pesa, e ad agosto un letto alla fine si trova. Ma se sei uno che la tenda la porta comunque, per te un albergue pieno è un problema molto più piccolo che per gli altri.
Come fare a non arrivarci
Parti presto. Chi arriva in paese all'ora di pranzo trova posto quasi sempre, chi arriva la sera prende quello che è rimasto. Io arrivavo spesso tardi, e le due sere storte vengono da lì.
Stai più attento negli ultimi cento chilometri e nei fine settimana. Da Sarria in poi il Cammino cambia, la gente si moltiplica e molti hanno già prenotato tutto. È il tratto dove il posto finisce prima.
E guarda la cartina la mattina, non la sera. Sapere quali paesi hai dopo quello di tappa ti toglie metà del panico, perché quando arriva il no hai già in testa dove andare.
Quindi?
Un albergue pieno non è la fine della giornata. È una giornata che dura di più.
Ti arrabbi, rimetti lo zaino, cammini. E di solito, dopo, è la sera che racconti. Com'è dormire in un albergue quando il posto c'è l'ho scritto qui.
Buen Camino.